Il mondo piange Kobe Bryant, l’asso Nba che vinse anche un Oscar

Kobe Bryan e il regista Glen Keane al discorso di ringraziamento agli Oscar 2018

Cinque premi NBA, due medaglie d’oro alle Olimpiadi, dodici record battuti dal 1998 al 2016 e, soprattutto, un Academy Award. Questo era Kobe Bryant, uno dei migliori giocatori di basket di tutti i tempi, nel ruolo di guardia tiratrice. Il mondo è ancora sconvolto per la notizia (di ieri) della sua triste e prematura scomparsa a soli quarantun anni, a seguito di un incidente con il suo elicottero, precipitato proprio ieri, pare a causa della fitta nebbia, alle 9 e 47 a Calabasas, frazione di Los Angeles. Con lui hanno perso la vita altre otto persone, tra cui la figlia tredicenne Gianna.

 

Non tutti sanno però che la sua vita ricca di successi, spesso paragonata a quella di Michael Jordan, ha registrato anche episodi toccanti, con importanti riconoscimenti legati al mondo del cinema.

 

Il 30 novembre 2015, il giocatore scrisse una toccante lettera al The Players’ Tribune dove annunciava il suo ritiro dal mondo sportivo, dopo venti stagioni e più di trenta mila punti, descrivendo il suo totale amore nei confronti del basket che tanto gli aveva dato. Due anni dopo, coinvolse due grandi colossi del cinema per trasformare le sue parole in un cortometraggio: Glen Kean, animatore della Walt Disney fin dal 1977 con Bianca e Bernie, e John Williams, famosissimo compositore di Star Wars e tante altre saghe di successo.

Il cortometraggio, della durata di poco più che cinque minuti e facilmente reperibile in rete, riesce in poco a far passare un messaggio di incredibile bellezza su quanto potere noi abbiamo di trasformare l’impossibile in possibile, messaggio adattabile a qualsiasi forma di sogno noi inseguiamo, condito dal fuoco di passione e perseveranza.

Così Bryant, dopo la vittoria agli Annie Awards e Telly Awards, vince nel 2018 alla sua prima nomination la statuetta più amata di Hollywood, l’Oscar, ma senza essere del tutto estraneo al mondo del cinema: è apparso in due documentari, il primo diretto da Spike Lee nel 2009 chiamato Kobe Doin’ Work, mentre il secondo è Io sono Bruce Lee, del 2012 del regista Pete McCormack.

L’asso americano era anche molto legato alla nostra patria, tanto che concluse il suo discorso agli Oscar con una frase in italiano: “ti amo con tutto il mio cuore”, riferendosi alla moglie e dopo aver ringraziato le figlie. Egli, infatti, nacque a Filadelfa ma visse in Italia dai sei fino ai tredici anni di età, accompagnando suo padre nella Serie A maschile di pallacanestro tra il 1984 e il 1991. In quegli anni, Kobe passò da Rieti a Reggio Calabria, per andare poi da Pistoia a Reggio Emilia.

Un personaggio di cui il mondo sentirà la mancanza, sia in campo sportivo che cinematografico.

 

 

Emanuele Olmo

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