Presentato a Vercelli “Passo a due”, film documentario di Matteo Bellizzi a sostegno dei ghiacciai alpini in pericolo

Da sinistra, Eraldo Botta, Daniela Tricerri, Matteo Bellizzi e Aldo Casalini

Un progetto dalla doppia anima, valdostana e piemontese, nel quale il Monte Bianco e il Monte Rosa danno vita ad un inedito “passo a due” dove i ballerini, relazionandosi con l’ambiente, riescono a portare un messaggio di armonia e di bellezza sulle vette e sui ghiacciai attraverso un movimento lento e rispettoso che diventa un’elegia e, insieme, una struggente richiesta di aiuto. E’ questo il messaggio lanciato da un filmato diretto dal regista Matteo Bellizzi e sostenuto dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli, dalla Provincia di Vercelli e dal Comune di Courmayeur, girato tra la Valle d’Aosta e la Valsesia, in previsione di un film documentario a sostegno dei ghiacciai alpini in pericolo, che verrà ultimato nella primavera 2022, con l’idea di portare l’attenzione sulle tematiche del cambiamento climatico e della sostenibilità attraverso varie forme d’arte e di cultura, al fine di aprire scenari inediti e stimolanti nella sfida per la salvaguardia del Pianeta.

“Passo a due – Danza per una montagna fragile”, promosso dall’Associazione culturale vercellese “ Freebody” , è stato presentato per la volta in assoluto in Italia questa mattina, nel corso di una  conferenza stampa istituzionale ospitata nella sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Vercelli. Sul panorama internazionale, il video è già stato presentato in esclusiva  ad EXPO 2020 Dubai a  inizio ottobre, durante la settimana dedicata a “Clima e Biodiversità” offrendo un’incredibile visibilità internazionale al Progetto. Il filmato, vede la partecipazione dei ballerini Lorenzo Belviso di Mestre e Veronica Piccolo di Reggio Emilia, vincitori del Premio “Helen Nathan Loro Piana” rispettivamente nel 2019 e nel 2021, sulle note del violoncellista romano Piero Salvatori e si basa sull’idea di riconnettere l’umanità con la Natura attraverso l’Arte e la Bellezza, mostrando la  fragilità della Montagna e il passo del ghiaccio che arretra sempre di più attraverso i movimenti dei danzatori.

A fare gli onori di casa, l’avvocato Aldo Casalini, Presidente di Fondazione Cassa di Risparmio. “Quando abbiamo presentato il video all’Expo di Dubai – sottolinea – pensavamo venisse proiettato solo all’interno del Padiglione Italia e invece si è andati oltre, destando l’interesse di altre nazioni, come Stati Uniti, Gran Bretagna, Svizzera e Maldive che hanno chiesto di inserire il filmato in occasione di alcuni convegni tenutosi nei loro padiglioni. Questa non è solo la riprova che la dimensione artistica locale possa arrivare ad assumere un valore internazionale, ma anche che i nostri territori possano essere portati nel mondo, con qualche idea, un po’ d’impegno sfruttando le tante eccellenze che possiamo vantare a livello locale. Poter far vedere al mondo, attraverso l’arte, scenari di infinita bellezza come quelli racchiusi tra queste due montagne, può creare una notevole ricaduta sul turismo, sullo sviluppo locale. In definitiva, un progetto artistico finalizzato alla tutela dell’ambiente, ma anche un progetto finalizzato allo sviluppo del territorio”.

L’arte come metafora della natura, in un monito all’uomo a cercare di rimanere in equilibrio con il mondo che lo circonda, trovando con esso una forma di armonia, imparando ad ascoltarlo. “Abbiamo voluto affrontare un tema importante come quello del clima – spiega Damiela Tricerri di Freebody, ideatrice e curatrice del Progetto – della sofferenza che prova il nostro pianeta, non attraverso argomentazioni che mettono in evidenza solo aspetti negativi, ma ritrovare attraverso l’arte, in particolare la danza e la musica, quel lato positivo che permetta di intravedere una luce, una speranza. Per la realizzazione del video, siamo partiti dalla sofferenza dei ghiacciai, che stanno diventando sempre più fragili a causa della minaccia crescente del cambiamento climatico;  abbiamo così pensato di far danzare assieme due dei ghiacciai più a rischio dell’arco alpino, ovvero uno sul Monte Bianco e uno sul Monte Rosa, paragonando la sofferenza dei ghiacciai che si fondono alla sofferenza del genere umano (rappresentato da due danzatori) che, carico di tutte le preoccupazioni, l’arrivismo che caratterizzano la nostra vita terrena, non si accorge di quanto egli stesso stia facendo soffrire la natura. Questo è il primo step di un progetto che si articola su tre atti; con i due successivi, si arriverà poi alla realizzazione di un vero e proprio film documentario volto a dare corpo e struttura all’idea di una convergenza tra il messaggio artistico e quello ambientalista”.

Un progetto ambizioso che però, nel corso della sua realizzazione ha dovuto incontrare parecchie difficoltà, in particolare riguardo le tempistiche di lavorazione, giocoforza accelerate rispetto alla programmazione originale, in modo da poter terminare il lavoro prima dell’inizio dell’EXPO di Dubai. “All’inizio sono rimasto un tantino perplesso e intimorito dal fatto di dover lavorare in tempi tanto stretti –osserva il regista Matteo Bellizzi – ma l’occasione di poter far conoscere il nostro lavoro in una manifestazione di carattere planetario cme quella di Dubai, non si poteva lasciar perdere. Abbiamo voluto portare la bellezza in contesti naturali che necessitano dell’attenzione dell’uomo; queste due montagne, dialogano e danzano in uma metaforica coreografia naturale è il nucleo dell’idea, con un musicista che suona su una di queste montagne e invia idealmente i suoi suoni su dei versanti lontani e facendo dialogare due ballerini che poi si incontrano, alla fine di una danza immaginaria. Siamo andati oltre il nostro limite ideativo, seguendo la nostra immaginazione, spingendoci molto in là in solo un mese e mezzo di tempo, osservando alla lettera tutte le norme di sicurezza; seguiti da una guida alpina professionista, Matteo Pellin, che ringraziamo per aver sposato con grande slancio le finalità del nostro progetto. Il messaggio che vogliamo far passare è soprattutto quello di una montagna a cui ci si deve approcciare con molto rispetto; c’è bisogno di rimettere un po’ in piedi la cultura della montagna che ha bisogno del nostro apporto e di un nostro ritrovato rapporto empatico con la natura.

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1 commento

  1. Adesso che siamo tutti “più certi” della sussistenza del cambiamento climatico gretiano, aspettiamo che l’OMS dichiari il Cambiamento pandemico climatico globale universale per metterci subito tutti al lavoro sotto la guida degli scienziati e di quanti più studiosi e studenti volonterosi si metteranno a disposizione. Si faranno di sicuro trovar pronti anche molti filantropi.

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