Presa la banda delle catenine d’oro che aveva accoltellato un giovane vercellese

La conferenza stampa di questa mattina in Questura

Sono stati catturati ed, essendo minorenni, sono finiti tutti e tre agli arresti domiciliari domiciliari appunto per i minori. Si tratta di due giovani di origine marocchina, entrambi diciassettenni, e di un italiano di 16 anni: tutti residenti nella provincia di Novara. Sono la banda che, la sera del 14 novembre, dopo aver rapinato della catenina d’oro un giovane vercellese, lo aveva anche ferito con una coltellata che gli aveva trafitto un polmone (per fortuna senza ucciderlo: la prognosi era stata di 30 giorni) e che aveva minacciato anche gli amici del ragazzo, con il coltello e con una bottiglia di vetro appena rotta. Le accuse sono lesioni personali aggravate, rapina e tentato furto.

Il fatto aveva suscitato uno scalpore enorme, sia per la sua intrinseca gravità (poteva davvero scapparci il morto) sia perché la Questura aveva anche punito la proprietà del locale, “Il Globo” di Borgo Vercelli, dove era incominciata la rissa, poi conclusasi con l’accoltellamento all’esterno, chiudendo la discoteca per una settimana: secondo la Questura, qualcuno del locale avrebbe dovuto avvisare la polizia prima di far uscire, separatamente, i due gruppi di aggressori e di aggrediti. Il titolare del “Globo” aveva contestato il provvedimento, dicendo che la polizia non era stata chiamata perché -con i buttafuori – era intervenuto un appartenente alle Forze dell’ordine, mostrando il distintivo, e quindi si pensava che ci avesse pensato lui.

Molti giornalisti, questa mattina, in conferenza stampa, hanno rivolto domande precise, in proposito, al dirigente della Squadra Mobile Gianluca Tuccillo, che ha risposto: “Non ci risulta che fosse stato presente nessun rappresentante delle forze dell’ordine, in ogni caso non un agente di polizia; ma se qualcuno ha le prove che quella persona sia intervenuta, ce lo segnali e provvederemo ad agire nei suoi confronti perché era tenuta ad avvisarci. Noi siamo intervenuti perché ci ha chiamati uno degli amici del giovane accoltellato”.

Altro punto contestato quello del parcheggio dove è avvenuta la rissa (con relative domande dei giornalisti in conferenza stampa): la proprietà del “Globo” sostiene che il parcheggio non era quello della discoteca. La risposta di Tuccillo: “Siamo riusciti a ricostruire l’accaduto e ad individuare i responsabili grazie alle telecamere che lo stesso ‘Globo’ ci ha messo a disposizione. Era dunque un’area controllata dalla videosorveglianza della discoteca”.

Fatte queste precisazioni, procediamo con il racconto dei fatti di quella sera, così come sono stati ricostruiti dalla Mobile e trasmessi alla Procura dei minori e poi al  Gip che ha ordinato i domiciliari.

Innanzitutto partiamo dal fatto che il sedicenne italiano aveva precedenti per lesioni personali ed i suoi amici marocchini per rissa e reati in materia di stupefacenti. Secondo gli uomini del dottor Tuccillo, i tre minorenni novaresi fanno parte di una delle bande specializzate nel depredare i frequentatori delle discoteche, staccando loro al collo, con forza, le catenine mentre sono impegnati a ballare.

Ed è quello che sarebbe successo la sera del 14 novembre. I tre ladri-rapinatori hanno puntato diversi gruppi di coetanei e provato due volte a derubare le vittime prescelte. Quando sono riusciti a staccare con violenza dal collo di un ragazzo, che ha cercato di resistere, la catenina (e a quel punto, non era più un semplice furto, ma una rapina) quest’ultimo ed i suoi amici hanno reagito ed è scoppiata la rissa: gli aggressori hanno colpito i ragazzi vercellesi con pugni e schiaffi e, a quel punto, sono intervenuti i buttafuori.

Sembrava tutto finito, senonché il ragazzo rapinato voleva a tutti i costi ritornare in possesso del ciondolo che gli era stato sottratto, perché era un caro ricordo del padre. Dunque, non appena fatti uscire dalla discoteca, i due gruppi si sono riaffrontati, solo che i banditi hanno sfoderato il coltello e poi hanno rotto una bottiglia di vetro per usarla come arma. E mentre il ragazzo rapinato veniva colpito con una coltellata, un suo amico riusciva miracolosamente a cavarsela sono perché il giubbotto che indossava è riuscito a fare da scudo al moncone di bottiglia  con il quale uno degli altri aggressori aveva colpito anche lui.

A quel punto i giovani vercellesi sono riusciti a salire in macchina e a raggiungere l’ospedale, mentre i vili aggressori si davano alla fuga. Ci ha pensato la Mobile a rintracciarli, anche grazie all’aiuto del personale de “Il Globo” che, prima di lasciare uscire i due gruppi di ragazzi, aveva preso i loro nomi. Ora le singole responsabilità andranno valutate dalle indagini. Il fatto permane gravissimo e molto preoccupante.

EDM

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1 commento

  1. “Ora le singole responsabilità andranno valutate dalle indagini.”
    Mi rendo conto che qualche mancanza, più o meno piccola, sia possibile riscontrare, non perdiamo di vista però il nocciolo del problema: la vera colpa è del legislatore e della tendenza giurisprudenziale che incentiva la commissione dei reati da parte di italiani e stranieri “grazie” al il “bassissimo costo” in materia di pena erogata.
    E si vede già dalle prime attribuzioni: “sono finiti tutti e tre agli arresti domiciliari domiciliari” .. bella tolleranza .. se fosse stato solo un furto .. questo bel garantismo potrebbe procurare qualche altra occasione di delitto (avendo presente la scarsa efficacia della relegazione domiciliare, quasi sempre non rispettata).

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