Perché è importante la Magna Charta

Uno degli appuntamenti più attesi del 2019 è senza dubbio l’arrivo della Magna Charta a Vercelli. Sarà Arca, lo spazio espositivo all’interno dell’ex chiesa di San Marco, a ospitarla dalla seconda metà di marzo. I vercellesi, e non solo loro, avranno quindi l’opportunità unica di vedere dal vivo uno dei documenti fondanti della democrazia occidentale.

A scriverla e a firmarla ci fu anche il cardinale Guala Bicchieri, l’uomo che rese possibile l’edificazione della Basilica di Sant’Andrea, monumento simbolo della città, che proprio nel 2019 celebra gli 800 anni dalla posa della prima pietra. Era infatti il 19 febbraio del 1219 quando iniziarono i lavori per costruire la chiesa riconosciuta come testimonianza cruciale del passaggio dal romanico al gotico. Non a caso Sant’Andrea è indicata su tutti i libri di Storia dell’Arte e dell’Architettura come uno dei primi esempi, se non il primo, di gotico nel Nord Italia.

Ma perché è così importante la Magna Charta? Per capirlo occorre un piccolo ripasso di Storia. Siamo in Inghilterra nei primi anni del XIII secolo. Il prestigio della monarchia comincia a vacillare con i figli di Enrico II, Riccardo Cuor di Leone e Giovanni Senza Terra. In particolare quest’ultimo, con la sconfitta di Bouvines nel 1214 da parte del sovrano capetingio Filippo Augusto, subisce un duro colpo, perdendo tutti i possedimenti francesi al di là della Loira.

La campagna in Francia costa molti sacrifici a Giovanni che, avendo le casse vuote, si vede costretto a esigere ulteriori finanziamenti da parte di tutto il paese. Ciò porta al malcontento dei nobili e dei grandi ecclesiastici i quali si sollevano uniti contro il loro sovrano che per accontentarli è obbligato a riconoscere le concessioni fatte in passato dai regnanti ai sudditi inglesi.

Così il 19 giugno del 1215 a Runymede viene firmata la Charta libertatum, in seguito chiamata Magna per distinguerla da una Charta che riguardava dei diritti di caccia. Il documento garantiva i diritti dell’aristocrazia, della Chiesa e dei Comuni di fronte al re. Qualche mese dopo però Innocenzo III annullerà la concessione, questo perché Giovanni Senza Terra due anni prima aveva accettato che Inghilterra e Irlanda divenissero feudi della Chiesa la quale conservava – e conserverà ancora per un po’ – un’alta influenza sui due territori.

Nel frattempo a Giovanni succede il figlio Enrico III che, intuendo le potenzialità, emana nuovamente la Charta, confermandola nel 1217, in quanto unico strumento per porre fine alla guerra interna che si stava scatenando. Ed è esattamente questa edizione della Magna Charta che ebbe tra i suoi principali sostenitori il cardinale Guala Bicchieri. La “Grande carta delle libertà della Chiesa e del Regno d’Inghilterra” sarà poi cristallizzata in modo definitivo nel 1225.

Secondo gli storici, la Magna Charta «non era sostanzialmente diversa dalle concessioni che altri sovrani europei venivano facendo a riconoscimento dei diritti dei sudditi e della partecipazione dei “corpi” al governo del regno, secondo i principi che si avviavano a essere generalmente accettati» (Capra, Chittolini, Della Peruta), tuttavia essa sancì un postulato rivoluzionario, soprattutto per gli anni a venire: il richiamo esplicito a leggi alle quali il sovrano stesso doveva rendere conto e l’estensione a tutti gli uomini liberi del regno.

Ad esempio nella Magna Charta si legge: nell’articolo 1 che «la Chiesa d’Inghilterra sia libera, abbia integri i suoi diritti e le sue libertà non lese», ma soprattutto che «abbiamo accordato a tutti gli uomini liberi del nostro regno, per noi e i nostri eredi in perpetuo, tutte le libertà specificate qui sotto, per essere possedute e conservate da essi e dai loro eredi come provenienti da noi e dai nostri eredi in perpetuo»; nell’articolo 8 che «né noi né i nostri balivi ci impadroniremo delle terre e delle rendite di chiunque per debiti»; nell’articolo 10 che «nessuno sarà costretto a un servizio più oneroso di quel che non debba il suo feudo militare od ogni altra libera dipendenza».

Interessante la parte relativa ai diritti civili: nell’articolo 14 (20) «un uomo libero non potrà essere colpito da ammenda per un piccolo delitto che proporzionalmente a questo delitto (e così avviene per un grande delitto ndr)»; nell’articolo 29 (39): «nessun uomo libero sarà arrestato, imprigionato, spossessato della sua dipendenza, della sua libertà o libere usanze, messo fuori dalla legge, esiliato, molestato in nessuna maniera, e noi non metteremo né faremo mettere la mano su di lui, se non in virtù di un giudizio legale dei suoi pari e secondo la legge del paese».

Infine il brano forse più notevole, cioè che «noi non venderemo, né rifiuteremo o differiremo a nessuno il diritto o la giustizia». Ecco perché la Magna Charta da quel momento in avanti costituirà il punto di riferimento per i sostenitori dei diritti civili e della partecipazione politica dei cittadini, aprendo la strada a orientamenti costituzionali e democratici, che sono validi ancora oggi.

Massimiliano Muraro

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