Lia Pascaniuc, quando l’arte è liquida e preziosa

L’arte è cosa viva e come tale necessita un confronto costante e attivo con l’attualità e con i mezzi di comunicazione a essa legati. Viceversa è destinata a spegnersi poco per volta, fino a diventare un qualcosa di fine a sé stesso, perciò inutilmente autoreferenziale.

Per vivere, l’arte figurativa è consapevole del suo bisogno di interagire con i linguaggi che la circondano, siano essi tradizionali o innovativi. Parliamo di pittura, scultura, disegno, fotografia, fumetto, grafica, video e anche delle più recenti tecnologie digitali, computer in primo luogo.

Parallelamente l’arte deve smuovere le coscienze, altrimenti rischia di diventare una trascurabile suppellettile d’arredamento, di quelle che si notano solo quando c’è da spolverarle. Perciò essa ha tra i suoi compiti di trattare i temi della contemporaneità, compresi quelli più scottanti, a costo di risultare scomoda.

Lia Pascaniuc, artista rumena, ma ormai italiana a tutti gli effetti, racchiude in sé e nella sua ricerca tutte le caratteristiche poc’anzi citate. Nata nel 1981 in Romania, a 15 km dal confine con l’Ucraina, si è trasferita nel 1997 a Torino e da quel momento ha iniziato una sorprendente parabola che l’ha portata a essere uno dei nomi più noti e interessanti del panorama artistico odierno.

La storia di Lia è di quelle che valgono la pena di essere raccontate. Giunta in Italia qualche anno dopo la caduta del regime di Ceausescu, ha cominciato a lavorare e a studiare senza sosta, continuando ad alimentare la sua passione per l’arte. Non ha voluto affidare le sue sorti all’Accademia, preferendo un percorso autonomo e una laurea in Economia, che poi infatti le è tornata utile per capire il mondo attorno.

L’ostinazione e la determinazione di Lia non sono sfuggite al giornalista Meo Ponte che, dopo averla incontrata ed essersi fatto raccontare la sua vita, ha chiamato a sé lo storyteller Davide Ferraris e l’illustratore Max Ramezzana. Ne è venuta fuori una breve graphic novel dal titolo “Lia, l’arte dopo Ceausescu”, apparsa sul Corriere della Sera.

Cambiamenti climatici, global warming (riscaldamento globale), trasformazioni irreversibili e tutto ciò che riguarda la natura sono i campi d’indagine prediletti di Lia Pascaniuc. La teoria della “Società liquida” di Zygmunt Bauman ha fatto il resto, facendo capire a Lia che non c’è nulla di immutabile, che tutto è dinamico, cioè in continuo divenire. Come ci ha riportato Platone, citando Eraclito: «non è possibile entrare due volte nello stesso fiume».

Concetti che si ritrovano in “Supernove”, l’opera del 2018 che Lia Pascaniuc ha scelto per la collettiva “Quante storie sulla luna…a cinquant’anni dall’allunaggio”, collettiva in corso di svolgimento a Brescia negli spazi della Galleria Colossi fino al 20 luglio (nel frattempo Lia espone anche all’Albatros di Varigotti). Oltre cinquanta artisti contemporanei, tra i quali appunto Lia Pascaniuc, hanno elaborato le suggestioni e le emozioni suscitate da questo evento, declinandole secondo il loro linguaggio espressivo in oltre sessanta opere, realizzate appositamente per l’occasione, tra sculture, installazioni e lavori pittorici.

A titolo informativo le supernove sono potenti esplosioni di stelle, di solito quelle più grandi e lontane nell’universo, che emettono una luminosità abnorme e che, in contemporanea, forniscono tantissima energia in funzione alla loro dimensione. Nella nostra Galassia le supernove sono eventi molto rari. L’ultima osservata e visibile ad occhio nudo fu nel febbraio 1987 nella Grande Nube di Magellano, una piccola galassia irregolare che dista da noi circa 160.000 anni luce.

Qui entra in scena l’astrofisica Claudia Travaglio, ricercatrice presso il National Institute for INAF-Osservatorio di Torino, che ha spiegato a Lia cosa sono le “polveri di stelle”, presenti nei residui di supernove. Breve parentesi: tra poco l’artista sarà ospite di un convegno di astrofisica a Boscareto d’Alba, a testimonianza del forte legame con la scienza.

Le “polveri di stelle”, formate da elementi chimici come il silicio, il carbonio e il ferro, rimangono intrappolate in meteoriti e, se studiate in laboratori specializzati, ci possono veramente raccontare la loro origine e in esse possiamo leggere la storia della stella da cui provengono.

Come detto “Supernove” è stata realizzata per celebrare i cinquant’anni dallo sbarco sulla Luna. Prezioso il materiale utilizzato dall’artista: broccato di seta con filo d’oro in rilievo su telaio in legno. Un’opera impattante, ma delicata, non invadente.

Un’opera che riassume il pensiero di Lia Pascaniuc, ovvero che il cielo non è immutabile, l’universo si espande, quindi è liquido. A noi, come esseri umani, non resta altro che registrare ciò come un dato di fatto e impegnarci affinché il nostro pianeta sopravviva alle tante brutture perpetrate – assurdo paradosso – proprio dall’uomo stesso.

 

Massimiliano Muraro

 

 

 

Lia Pascaniuc nasce in Romania nel 1981 e vive a Torino dal 1997. È una visual artist che utilizza linguaggi contemporanei come la fotografia, il video, la scultura, ologrammi e nuove tecnologie multimediali anche site specific per indagare tematiche ed emergenze dell’odierna società, come i cambiamenti climatici, le trasformazioni irreversibili ed il global warming. La natura e la sua evoluzione mutevole come struttura portante della vita umana è un’ispirazione costante.

Le sue opere sono presenti nelle collezioni permanenti della Forever Olympic Art Museum Center Beijing (China), Galleria Civica del Museo di Modena, MUSINF – Museo Comunale d’Arte Moderna, dell’Informazione e della Fotografia di Senigallia, del Florean Contemporary Art Museum (Romania), oltre che di numerosi collezionisti privati.

Attualmente in mostra a Varigotti, al Boutique Hotel Albatros; alla Galleria Collosi di Brescia con il group show “Quante storie sulla luna…a cinquant’anni dall’allunaggio” e per Barbara Paci Galleria d’Arte, Milano Natural design – Salvioni Milano Durini.

A breve inaugura oltre Vita Liquida a Xerjoff Gallery Torino, Global warming a Casa Olimpia – Sestriere. Tra le partecipazioni più importanti ricordiamo: 2018 all’archivio italiano dell’autoritratto fotografico – Senigallia; con Però!! alla Chiesa San Filippo – Carmagnola, con Vita Liquida, presso la Galleria Weber & Weber – Torino; con La complessità dei paesaggi – China Photojournalism (Shandong); Global warming – Parma360; nel 2017 con La solitudine dell’autoscatto al Palazzo Guidobono – Tortona; nel 2016 Vita Liquida – Acquario Civico di Milano; Istanbul ArtFAir con Galleria Barbara Paci e De Rerum Natura “Infra Terram” a Pietrasanta, al Festival della Scienza, con Galleria AmyD – Genova; nel 2015 partecipa alla 11° ArtVerona Fair e Liquid Landscape – Galleria RezArte, Circuito Off Fotografia Europea.

 

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