I cento anni della Nazionale di calcio in mostra a Santa Chiara

Occorre affrettarsi perché c’è tempo fino a domenica 17 marzo per visitare “Un secolo d’Azzurro”, la mostra che ha inaugurato questa mattina, lunedì, nell’ex chiesa di Santa Chiara in corso Libertà. L’antologica, curata da Mauro Grimaldi, ricostruisce i primi cento anni di calcio italiano con oltre trecento cimeli originali.

“Un secolo d’Azzurro” ha scelto Vercelli come punto di partenza per il suo viaggio che la porterà a toccare Taranto, Bari, Cava de’ Tirreni, Rimini e Udine, ultima tappa perché il capoluogo friulano, insieme a Trieste e ad altre città emiliane, ospiterà gli Europei Under 21.

«Vercelli è stata una scelta scontata – ci ha spiegato Aldo Rossi Merighi, giovane presidente dell’associazione Sant’Anna che ha promosso la mostra – Qui infatti si è scritta la storia del calcio italiano con la Pro Vercelli e con Silvio Piola, solo per citare i primi due simboli che mi vengono in mente. È perciò un onore per noi».

All’inaugurazione, oltre alle autorità, tra le quali il sindaco Maura Forte e l’assessore Andrea Coppo, erano presenti gli studenti del Liceo Linguistico “Rosa Stampa” e di quello Artistico “Alciati”. È a loro che Aldo Rossi Merighi ha fatto da cicerone, illustrando gli oggetti più significativi.

Ce ne sono davvero tanti tra maglie, tute, palloni, scarpini, premi, prime pagine di giornali, tesserini, biglietti, poster, locandine, documenti dell’epoca come quello del 1854 sulla nascita del calcio. In bacheca anche le riproduzioni delle due Coppe Rimet del 1934 e del 1938 e quelle del Mondo conquistate dagli Azzurri nel 1982 e nel 2006.

Tra le chicche la maglia numero 18 indossata da Roberto Baggio nel match contro la Francia ai Mondiali del 1998 (quella del rigore sbagliato da Di Biagio) e la 20 con cui Francesco Totti fece il celebre “cucchiaio” a Van der Sar nella semifinale di Euro 2000 contro l’Olanda. Poi quelle di Paolo Rossi, di Paolo Maldini, di Luciano Spinosi, di Stefano Tacconi, i guanti di Buffon e altro ancora.

La sezione iniziale è stata dedicata – e non poteva essere altrimenti – a Silvio Piola e ai vercellesi che hanno vestito la maglia della Nazionale come Pirovano, Ferrante, Marocchino e, ultimo in ordine di tempo, il talento Kean. Di Piola ci sono anche, oltre alle maglie e i riconoscimenti, le caricature disegnate dal mitico Carlin, al secolo Carlo Bergoglio, storico illustratore del Guerin Sportivo.

Non manca la parete che ricorda il Grande Torino, l’invincibile squadra perita nella tragedia di Superga, dove militava il vercellese Eusebio Castigliano. Anche in questo caso sono esposti i giornali che ne diedero la triste notizia, tra cui la Domenica del Corriere con l’immagine di Walter Molino.

Tutti i cimeli sono interessanti, ma un capitolo a parte lo meritano i palloni, soprattutto quelli dei pionieri. Ce n’è uno, il primo importato in Italia dall’Inghilterra, che è cucito a spicchi e che ricorda quello da basket: infatti veniva usato per entrambi gli sport. Poi si capì che non era funzionale per essere calciato, così venne progettato in maniera diversa.

Infine i due palloni con cui si disputò la prima finale dei Mondiali nel 1930. Gli argentini portarono il loro, soprannominato la “pelota”, che gonfiato aveva dimensioni maggiori, gli uruguaiani pretesero si giocasse con quello che utilizzavano normalmente a “doppia T”, diverso però dall’altro. L’arbitro allora prese una decisione salomonica: il primo tempo con quello argentino, il secondo con quello uruguaiano.

Per la cronaca vinse 4-2 l’Uruguay, ma all’intervallo l’Argentina era avanti 2-1. Ancora oggi quella controversia non manca di fare discutere, quasi che a decidere la prima Coppa del Mondo sia stato dunque un pallone.

Massimiliano Muraro

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