Sul Monte Fenera scoperti resti dell’uomo di Neanderthal risalenti a 300.000 anni fa

Un altro sensazionale ritrovamento alla grotta della Ciota Ciara sul Monte Fenera. La campagna di scavi, condotta dall’Università di Ferrara in collaborazione con il Ministero, la Soprintendenza e il Comune di Borgosesia, ha portato al rinvenimento di resti umani appartenenti all’uomo di Neanderthal e risalenti a 300.000 anni fa.

Già nel 2019 erano venuti alla luce un osso occipitale e un secondo incisivo inferiore probabilmente appartenente ad un individuo adulto di età giovane. Quest’anno negli stessi livelli stratigrafici sono stati trovati altri due denti umani: un canino e un molare inferiore.

Le ricerche portate avanti dal 2009 dall’Università di Ferrara hanno permesso di delineare un quadro molto interessante inerente la ricostruzione del modo di vita dell’Uomo preistorico che ha frequentato le grotte del Monte Fenera durante le prime fasi del Paleolitico medio.

I dati emersi permettono di affermare che la grotta sia stata utilizzata in una prima fase solo come rifugio durante la caccia e successivamente per delle occupazioni più lunghe, probabilmente stagionali e articolate per poi finire con un’ultima occupazione di breve durata. L’uomo preistorico ha sfruttato principalmente le rocce locali per la produzione di strumenti e ha cacciato le specie presenti nell’area come il cervo, il cinghiale, il camoscio e il rinoceronte.

Ha inoltre deprezzato alcune carcasse di orso (difficile dire se cacciate attivamente o uccise durante il letargo) e di lupo per il recupero delle pellicce. In alcuni casi ha raccolto delle materie prime di migliore qualità più distante dal sito ed ha portato alla Ciota Ciara strumenti già confezionati, i cui margini sono stati ravvivati all’occorrenza all’interno della grotta.

La ricostruzione dell’ambiente al momento dell’occupazione preistorica, fatta grazie all’analisi dei denti dei micromammiferi (piccoli roditori), ha permesso di stabilire come il clima fosse temperato, con un incremento dell’aridità ed un abbassamento delle temperature nei livelli più bassi.

Oltre alle specie presenti grazie all’apporto umano all’interno della grotta, sono stati rinvenuti anche i resti di altri carnivori come la pantera, il leone, la lince, il lupo, il tasso e la martora; specie che hanno probabilmente occupato la grotta nei periodi in cui l’uomo non era presente.

I risultati saranno presentati più dettagliatamente il prossimo autunno. Ricordiamo che presso il Museo di Archeologia e Paleontologia Carlo Conti di Borgosesia sono esposti alcuni resti rinvenuti nel corso delle precedenti campagne di scavo.

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