Qualche notizia su Eleazaro Oldoni e sulla sua famiglia

Eleazaro Oldoni, Natività, fine XV secolo (fonte Finestre sull'Arte).

Il Museo Borgogna, prima di chiudere per la pausa estiva, ha annunciato, attraverso il suo sito e la sua pagina Facebook, una nuova scoperta del Rinascimento vercellese che verrà svelata il 5 ottobre: Eleazaro Oldoni. Il Museo prosegue dunque il percorso di ricerca avviato già da qualche anno e testimoniato dalle mostre sulla scultura lignea del Quattrocento e, più di recente, da quelle su Defendente Ferrari, su Gerolamo Giovenone e su Gaudenzio Ferrari.

Alla famiglia Oldoni la toponomastica vercellese ha regalato una via, la traversa che da viale Garibaldi porta sino a corso Fiume. Chissà quanti passando di lì si sono chiesti chi siano mai stati questi Oldoni e cosa abbiano fatto per meritarsi una strada tutta loro. Parafrasando il Don Abbondio di manzoniana memoria: “Eleazaro, chi era costui?” oppure “Oldoni, chi erano costoro?”

Ebbene, cominciamo col dire che gli Oldoni furono pittori e che non erano originari di Vercelli, bensì di Milano. Si stabilirono in città dalla seconda metà del XV secolo, raggiungendo l’apice della loro notorietà nel corso del Cinquecento, quell’epoca fertile che nel nostro territorio produsse frutti prelibati e unici quali Gaudenzio Ferrari, Bernardino Lanino, Gerolamo Giovenone.

Il capostipite della famiglia Oldoni fu Boniforte, documentato a Vercelli a partire dal 26 febbraio 1462 insieme ai due figli di primo letto Ercole e Diofebo. Il terzo figlio del primo matrimonio fu il nostro Eleazaro, mentre la seconda moglie diede a Boniforte Efraim, Giosuè, Ismaele e Tamar. Tutti nomi, come si può facilmente notare, di ispirazione biblica.

Gli anni in cui gli Oldoni furono più attivi in città furono quelli compresi tra la venuta di Boniforte, nel 1462, e il 1522 quando Giosuè e Ismaele, ultimi discendenti, smisero di essere citati nelle fonti, dal momento che presero strade diverse, o ancor meglio, emigrarono: Giosuè a Roma, Ismaele in Francia.

Di Eleazaro ci parla Paola Manchinu nella voce relativa alla famiglia Oldoni, inserita nel “Dizionario Biografico degli Italiani”, edito dalla Treccani. Dice che la prima notizia su di lui risale al 3 ottobre 1478. Sposò una delle sorellastre, Antonina, alla quale era già legato il 10 aprile 1480. A quella data la sua presenza a Vercelli doveva essere ben radicata tanto da ricevere l’incarico dell’ancona per l’altare maggiore della chiesa di Sant’Andrea, cui però rinunciò il 5 novembre 1481.

Una certa agiatezza economica gli consentì nel 1491 l’acquisto di parte della proprietà di Giosuè e nel 1494 di quella di Ercole. Sempre in quegli anni Eleazaro ricevette la commissione per l’ancona per la cappella di San Michele in Santa Maria Maggiore che al principio fu affidata al milanese Ludovico de Donati, anche se fu Eleazaro a completarla nel 1496.

Paola Manchinu racconta che l’artista profuse il suo impegno anche nell’arte miniatoria per «certas litteras aureas» negli Statuti della città e che l’unica opera a lui riferibile è una piccola tavola di proprietà privata, con l’Adorazione del Bambino, firmata Eleazar de Oldonibus pinxit, nella quale lo storico dell’arte Giovanni Romano ha riconosciuto importanti legami iconografici con un analogo dipinto di Eusebio Ferrari, in collezione piemontese, che, a sua volta, riprende motivi spanzottiani.

Alla morte di Eleazaro, si crede il 19 ottobre 1517, cinque figli ne seguirono le orme: Nicola, Giovanni, Antonino, Eusebio e Boniforte, detto il vecchio. Tutti, chi più chi meno, si distinsero, anche se il più noto, cioè quello del quale rimangono numerose opere datate (dal 1548 al 1578 per l’esattezza), è Boniforte il giovane, nipote di Boniforte il vecchio, molto attivo sia nel Vercellese che nel Biellese.

Tornando a Eleazaro, non è dato ancora di sapere quali opere verranno esposte alla mostra del Borgogna, tuttavia nell’edizione 2018 di Flashback, interessante fiera d’arte che si tiene a Torino, una tavola a doppia faccia con la Natività sul recto e il Volto di Cristo sul verso, datata fine del XV secolo, è stata presentata con attribuzione proprio all’esponente della famiglia Oldoni.

L’iconografia è singolare: la giovane Maria e Giuseppe, qui rappresentato come un vecchio, osservano Gesù Bambino che invece di essere sdraiato nella mangiatoia è posato sul manto della madre. Attorno, non i soliti pastori o i Magi, bensì uno stuolo di putti alla stregua di angioletti. Sulla destra osservano il bue e l’asinello. La scena si svolge davanti a un edificio diroccato che acquista una certa nobiltà grazie alla bifora e al pilastrino sulla sinistra. In alto un gruppo di pastori scruta, non la Natività, ma l’Angelo che porta un cartiglio sul quale probabilmente è annunciata la nascita del Salvatore.

L’opera di Eleazaro presenta quindi elementi di innovazione che si mescolano a soluzioni più arcaiche (la prospettiva e la raffigurazione delle figure che risultano essere sproporzionate). Come detto in precedenza, non sappiamo quale sarà la traccia scelta dai curatori della mostra al Borgogna, né se la Natività in questione sarà esposta. Per sciogliere tutti questi dubbi e scoprire qual è il posto che spetta a Eleazaro Oldoni nella storia dell’arte bisogna aspettare ancora un po’. Il 5 ottobre la curiosità verrà di sicuro appagata.

Massimiliano Muraro

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