In risposta alla lettera di una lettrice che abbiamo pubblicato oggi, nella quale veniva lamentato il caso di una donna dimessa dall’ospedale di Vercelli prima che venisse dato il risultato del terzo tampone per il covid19 (leggi qui), l’Asl di Vercelli ha inviato la seguente nota che pubblichiamo sotto.
In relazione al caso di una nostra paziente riportato su alcuni organi di stampa precisiamo che la signora era ricoverata da oltre tre mesi presso il nostro presidio ospedaliero ed è stata assistita nei reparti adeguati a rispondere nel modo migliore ai suoi bisogni di assistenza: prima in traumatologia, poi CAVS e successivamente in area Covid-free.
Nel corso del ricovero sono stati stati eseguiti due tamponi per Covid 19, risultati entrambi negativi. Il 10 aprile la paziente era dimissibile in quanto clinicamente non vi erano sintomi suggestivi per prolungare oltremodo la degenza. Il personale sanitario, tuttavia, consapevole della situazione familiare e della convivenza della persona – già di per se non autosufficiente – con un altro soggetto fragile, ha ritenuto di voler effettuare un ulteriore tampone a scopo cautelativo. Esame che ha dato poi esito positivo.
Come ormai noto in presenza di un tampone positivo su un soggetto asintomatico la contumacia e l’osservazione sono esclusivamente domiciliari; in alternativa si può optare per un isolamento residenziale extraospedaliero ( come ad esempio la residenza universitaria messa a disposizione dall’EDISU e attiva da alcuni giorni). Una struttura, quest’ultima che, tuttavia, in tale circostanza non poteva essere utilizzata perché la paziente non era autonoma.
Nel caso specifico, dunque, per le particolari motivazioni familiari, ci siamo attivati per strutturare un percorso alternativo con nuovo ricovero ospedaliero anche se le condizioni cliniche non lo prevedevano.





