Incredibile: tutta l’Asl Torino 4 (quattro ospedali) chiede a Olmo di aiutarla a trovare i Dpi

 

Vercelli – Non solo alcuni ospedali piemontesi come Borgomanero e Acqui Terme chiedono aiuto a Carlo Olmo, perché non riescono a trovare i Dpi per i medici, ma adesso si è mossa addirittura e ufficialmente l’Asl TO4, che comprende gli ospedali di Ivrea, Cuorgnè, Chivasso e Ciriè/Lanzo. E si è mossa con un Sos ufficiale firmato dalla dottoressa Elena Vergnano, dello staff della Direzione generale.

E’ una lettera che testimonia il fallimento del servizio pubblico e che deve far riflette a lungo. Una richiesta che ha dell’incredibile. Quattro ospedali si rivolgono ad un privato perché sono agli sgoccioli di maschere chirurgiche (ne servirebbero 20 mila) di ffp2 (2.500) di ffp3 (1500), di tute impermeabili (3000), di camici impermeabili, di cuffie in Tnt, di occhiali, di sovrascarpe, di guanti in nitrile (ne occorrono 100 mila), di guanti in vinile (altri 100 mila), di occhiali (600), e di tanti, tanti altri Dpi.

Olmo viene chiamato  in causa perché ormai, attraverso le notizie pubblicate sui giornali online e cartacei e nei programmi televisivi, il suo nome sta diventando quello del salvatore della patria in una sanità allo sbando. Al filantropo vercellese stavolta (e ci mancherebbe) non viene richiesto un intervento finanziario diretto, ma la possibilità di accedere ai canali giusti per recuperare tutti questi DPI essenziali, ripetiamo, a ben quattro ospedali.

E Olmo si è già mosso, senza alcuna sollecitazione politica, senza avanzare alcuna critica o farsi tirare la giacca per schierarsi da una parte o dall’altra. Lo fa in pieno spirito di servizio per aiutare il personale sanitario ed i cittadini. Lo fa perché è una persona meravigliosa. Lo fa perché nella richiesta di aiuto c’è scritto che “la necessità di tali dispositivi è di assoluta urgenza”. Vuole salvare le vite umane, e si è già mosso.

Inserirlo ufficialmente nell’Unità di crisi potrebbe essere un’idea. Fino a qualche tempo fa, sarebbe sembrata una cosa semplicemente assurda. Oggi è probabilmente una necessità inderogabile. Parola dell’Asl Torino 4.

 

 

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