“Io clicco positivo: la rete tra opportunità e pericoli”, successo del corso su l bullismo e cyberbullismo organizzato dal Nodo Provinciale Contro le Discriminazioni

“Io clicco positivo: la rete tra opportunità e pericoli” è  il corso di formazione sul bullismo e cyberbullismo organizzato dal Nodo Provinciale Contro le Discriminazioni della Provincia di Vercelli che è  stato seguito da 140 partecipanti tra avvocati, docenti e genitori. Un significativo successo per un argomento importante e delicato.

“Il Nodo provinciale contro le discriminazioni della Provincia di Vercelli    – dice la Referente del Nodo  Lella Bassignana –   ultimamente si sta occupando anche di “ cyberbullismo​” che  molto spesso comporta forme di aggressione, molestie e discriminazioni. Il Bullismo e cyberbullismo rimangono tra le minacce più temute tra gli adolescenti, dopo droghe e violenza sessuale – prosegue Bassignana -.  Le vittime sono pre-adolescenti o adolescenti che purtroppo spesso cadono in depressione, abbandonano la scuola, mettono in atto pratiche autolesioniste e arrivano al tentato suicidio, dimostrano disturbi del comportamento alimentare in quanto  ritengono   inutile cercare aiuto. Siamo l’unico Nodo che sta affrontando la tematica e questo è il 2° incontro: il primo era stato realizzato lo scorso anno ed era rivolto ai Punti informativi dei Nodi regionali e alla rete del Nodo di Vercelli. Da quanto è emerso dalla discussione credo che insedierò un tavolo ad hoc sul cyberbullismo valutando la possibilità di aprire all’interno del Nodo uno sportello dedicato oltre alla realizzazione della guida pratica per i punti informativi , i docenti e le famiglie.”

Il corso è stato realizzato  in collaborazione con la Fondazione Carolina, con il patrocinio dell’ordine degli Avvocati di Vercelli,  dell’ Ufficio Scolastico.

Durante la tavola rotonda si sono succeduti gli interventi  del Sostituto Procuratore della Repubblica di Vercelli  dott. Carlo Introvigne , del  Dott. Ivano Zoppi e della Dott.ssa Miriam Friedenthal della   Fondazione Carolina e  Prof.ssa Anna Rosà Favretto-  Ordinario di Sociologia Dipartimento di Psicologia Università degli Studi di Torino.

Il dottor Introvigne   ha trattato le problematiche connesse alla responsabilità giuridica cui possono andare incontro non solo coloro che si rendono responsabili di atti discriminatori, ma anche coloro che su questi, ove minorenni o incapaci, esercitino la responsabilità genitoriale o del tutore.  Il Dott. Ivano Zoppi e la  Dott.ssa Miriam Friedenthal   hanno sostenuto che il benessere delle nuove generazioni passa anche dal digitale. Lo confermano le cronache sul disagio giovanile e pre adolescenziale. Un malessere certamente legato alla pandemia, ma che si alimenta della noncuranza di educatori e genitori, come pure del relativismo degli addetti ai lavori, prodighi nello smarcarsi dalle responsabilità, ma ancora troppo miopi nel comprendere che la sicurezza in Rete passa necessariamente da un lavoro di squadra e, quindi, dalla condivisione di strumenti, regole e conoscenze. Intanto i ragazzi non hanno punti di riferimento, che trovano spesso solo online. App e social sono le porte sul futuro, moltiplicano idee e relazioni, ma certamente non possono avere il mandato di educare i nostri figli. Neppure in un ipotetico metaverso. La Prof.ssa Anna Rosà Favretto ha trattato  la  percezione  del  fenomeno  secondo il punto di vista dei ragazzi e delle ragazze e degli adulti che si occupano di loro.

Il seminario è stato introdotto dalla Senatrice Licia Ronzulli -Presidente della Commissione parlamentare bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza, dall’ Avv Francesco Soro – Direttore Generale per i servizi di comunicazione elettronica, di radiodiffusione e postali e  dall’assessore regionale al Welfare, Chiara Caucino

“L’uso del digitale tra i minori – ha affermato la senatrice Ronzulli – si è diffuso ancora più velocemente in questi due anni in cui, a causa della didattica a distanza e delle restrizioni dovute alla pandemia, bambini e ragazzi hanno trascorso gran parte delle loro giornate davanti a un pc. E’ una circostanza che ha fatto emergere con enorme chiarezza le insidie che si nascondo in rete e che rendono necessario intervenire subito per garantire la sicurezza dei giovani naviganti. Sono sempre più i ragazzi vittima di abusi perpetrati in rete, sia ad opera di adulti che di loro coetanei. Se nel primo caso parliamo di veri e propri reati sulla cui prevenzione e repressione è puntato costantemente il faro della Polizia postale, nel secondo abbiamo a che fare con fenomeni odiosi e pericolosi come il cyberbullismo e le ormai purtroppo challenge che si divulgano soprattutto attraverso i social network. Ecco perché il web va regolamentato, non può continuare a essere una jungla dove le regole della vita reale non valgono. La verità è che i più piccoli devono essere adeguatamente formati ed educati all’uso del digitale che, al pari dell’educazione civica, deve diventare una materia scolastica”.

“La tutela dei minori nei media, come sappiamo, ha proseguito Avv. Soro – non riguarda soltanto i contenuti che riteniamo possano essere veicolati, ma anche i mezzi su cui questi contenuti vengono veicolati. Che sono in costante evoluzione. È una sfida che le Istituzioni devono vincere insieme, avendo ben chiaro che  l’interesse preminente è la crescita del minore e lo sviluppo della sua personalità.In questa prospettiva, è decisivo anche il ruolo delle famiglie. Se, da una parte, i genitori devono avere a disposizione tutti gli strumenti possibili per proteggere i loro figli – penso all’individuazione dei contenuti pregiudizievoli ma anche agli strumenti tecnologici per impedire la fruizione di tali contenuti – dall’altra parte è evidente che i genitori debbano, loro per primi, sforzarsi di essere maggiormente informati e soprattutto attivi nella educazione ai media e nella protezione dei figli.Solo avendo, Istituzioni e Famiglie, un orizzonte comune sapremo salvaguardare i minori.”

“Si tratta di un corso molto particolare, ha  spiegato l’assessore regionale  Caucino:  unico nel suo genere – realizzato dalla referente del Nodo anti discriminazioni di Vercelli –  in quanto coinvolge contemporaneamente genitori, avvocati e docenti per formare e sensibilizzare sul tema del cyberbullismo, più che mai tristemente d’attualità. I numeri prodotti dall’Osservatorio Indifesa  dipingono un quadro a tinte fosche:dai dati il 68% dei ragazzi, dai 13 ai 23 anni, dichiara di aver assistito ad episodi di bullismo o di cyberbullismo mentre ne è vittima il 61%. Ragazzi e ragazze esprimono sofferenza per episodi di violenza psicologica subita da parte di coetanei (42,23%). Tra i partecipanti alla rilevazione 6 su 10 dichiarano di non sentirsi al sicuro online e, tra i rischi maggiori, sia i maschi che le femmine, pongono al primo posto il cyberbullismo (66,34%). La Regione Piemonte – ha proseguito l’assessore Caucino – dispone già della Legge 2/2018 finalizzata proprio alla prevenzione e al contrasto del fenomeno e continua a sostenere il progetto “Moove Up”, iniziativa rivolta alle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado ed alle agenzie formative per la valorizzazione delle diversità, la formazione della cultura della prevenzione dei fenomeni di violenza e dei rischi connessi ad un uso inconsapevole delle nuove tecnologie. Inoltre, il mio Assessorato ha attivato numerose misure volte a formare famiglie e genitori oltre a un corso formazione per gli operatori per sensibilizzarli e dotarli degli strumenti necessari per contrastare l’odioso fenomeno”.

Era presente anche la Garante per l’infanzia e l’adolescenza regionale Avv Ylenia Serra che ha trattato il ruolo della Garante nella prevenzione dei fenomeni del bullismo e del cyberbullismo e, in particolare, quanto emerso nel corso dei numerosi momenti di formazione e sensibilizzazione rivolti alle persone di minore età.

Ha concluso Carlo Riva Vercellotti – Presidente I commissione bilancio;  pari opportunità. In rappresentanza dell’amministrazione provinciale erano presenti i Consiglieri Pier Mauro Andorno e Margherita Candeli.

 

 

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