L’assessore Pozzolo: “Le nostre palme non sono tra quelle sconsigliate”. Però sono nella black list della Regione

A tempo di record l’assessore ai Parchi e al Decoro Urbano Emanuele Pozzolo ha risposto al nostro articolo di qualche minuto fa. Ecco quanto ci ha appena inviato:
“L’osservazione del Vostro giornale in merito alla presunta non coerenza della piantumazione delle 4 palme di Piazza Cugnolio con l’allegato G del “Regolamento per la tutela e lo Sviluppo del Verde Pubblico”, non è né superata né pleonastica: è semplicemente sbagliata.
Perché la tipologia di palma messa a dimora davanti alla ex Caserma Garrone appartiene alla specie Trachycarpus fortunei, la palma di Fortune è l’unica specie di palme che sopravvive alla neve e al gelo.
E’ una pianta rustica e, per questo motivo, si è  diffusa su tutta la pianura padana.
La scelta di questa specie è, inoltre, coerente con il regolamento del Verde del Comune di Vercelli che, all’allegato G, riporta alcune specie di palme da non impiegare in ambito urbano vercellese ad esclusione proprio di quella impiegata.”
Emanuele Pozzolo
Assessore del Comune di Vercelli
Prendiamo atto della puntuale precisazione dell’assessore Pozzolo, ma gli facciamo notare che la palma da lui citata, la Trachycarpus fortunei, è compresa nella Black List delle specie vegetali esotiche invasive stilata dalla Regione Piemonte. E non solo, fa parte addirittura dell’elenco delle piante che, secondo la Regione, andrebbero “eradicate” (cioè tolte qualora siano già state messe a dimora) perché potrebbero avere effetti nocivi dal punto di vista ambientale, economico o addirittura sulla salute pubblica. Ovviamente la black list è stata fatta dopo il regolamento comunale che è del 2009 e che, qualora fosse stato aggiornato, escluderebbe forzatamente la presenza questa palma dal territorio vercellese. (TgVercelli)
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7 Commenti

  1. Oops! Tutto sembrava mettersi a… “crescere” verso il meglio (per gli artefici della piantumazionel) invece sorgono dubbi. Che genere di effetti nocivi sulla salute pubblica potrebbe avere (stando alla Regione) quella sottospecie specifica di palma? Chi dipanerà davvero il quiz meriterà il titolo di Giardiniere di Corte!! ?

  2. Stando a wikipedia .. ” .. I piccioli sono lunghi da 40 a 90 cm privi di uncini, caratteristica che fa distinguere subito questa palma dalla simile Chamaerops humilis, anch’essa molto coltivata in Italia.”
    Si dice che è molto coltivata in Italia .. senza metterci in allarme .. aggiungendo: “però c’è pericolo”. Si vede che il redattore libero di w. l’enciclopedia libera non legge i testi sacri (di Regione Piemonte) neppure lui ..
    .. oppure wikipedia sa che gli italiani sono degli imprudenti che mettono a repentaglio la propria vita per nulla.
    Scherzi a parte, noto un punto interessante che denota la soggettività del “pensiero” o almeno dei punti di vista, leggo su w.:
    È una piccola palma alta in genere 4–12 m. .. 4 è molto più piccolo di 10 … !
    https://it.wikipedia.org/wiki/Trachycarpus_fortunei

  3. Vediamo almeno (per quelli che non l’hanno già fatto da se) il libello della Regione e tutto il capitolo (che dice poco o almeno in modo poco chiaro per quel che ci interessa oggi)
    ..
    (…)
    Quali sono le specie forestali più temibili
    Secondo la Banca dati floristica della Regione Piemonte delle 3.665 specie che compongono la flora regionale, 371 sono esotiche, di cui 62 invasive.
    In ambito forestale le specie arboree più pericolose sono ciliegio tardivo (Prunus serotina), ailanto (Ailanthus altissima), quercia rossa (Quercus rubra) e
    acero americano (Acer negundo).
    Si tratta di specie ad elevata capacità di diffusione da seme e da polloni radicali
    (ailanto e ciliegio tardivo) che non producono assortimenti di interesse, ma sono
    in grado di sostituirsi rapidamente e stabilmente alle specie autoctone, semplificando, banalizzando e destabilizzando gli ecosistemi anche da un punto di vista
    meccanico con rischio di danno anche per le persone.
    Diverso è il caso della robinia (Robinia pseudoacacia) che, sebbene in grado
    di alterare gli ecosistemi naturali, essendo specie pioniera non stabile può essere efficacemente contenuta con l’applicazione di pratiche selvicolturali. È una
    specie ormai ampiamente diffusa sul territorio regionale (oltre 100.000 ettari),
    e costituisce un’importante risorsa legnosa rinnovabile, per usi energetici e
    potenzialmente da costruzione, che preserva i boschi indigeni da tagli più intensi.
    Oltre 1/3 del legno prelevato dai boschi piemontesi proviene infatti dalla sola
    robinia.
    Le guide selvicolturali
    Il pino strobo (Pinus strobus), con i suoi ibridi, è la specie meno pericolosa,
    diffusa sporadicamente in boschi e nelle aree marginali, a partire dagli impianti
    di arboricoltura realizzati nella seconda metà del secolo scorso per la produzione
    di cellulosa.
    Fra le altre specie arboree si citano la paulonia (Paulownia sp.), l’olmo siberiano (Ulmus pumila), il gelso da carta (Broussonetia papyrifera), l’albero di
    sant’Andrea (Diospyros lotus), la palma cinese (Trachycarpus fortunei), tutte
    introdotte per scopi ornamentali e poi diffusesi spontaneamente sul territorio
    regionale. Si tratta di specie che avendo ancora una diffusione localizzata potrebbero essere oggetto di interventi effi caci di eradicazione sull’intero territorio
    regionale.
    Tra le specie arbustive assai invasive si citano l’albero delle farfalle (Buddleja
    davidii) ed il falso indaco (Amorpha fruticosa), diffuse sui greti fl uviali di molti
    corsi d’acqua piemontesi e la spirea (Spirea japonica), presente soprattutto
    nelle zone a maggiore piovosità.
    Fra le erbacee la specie più temibile è la reinoutria (Fallopia sp.), perenne,
    frequente lungo i corsi d’acqua che come la zucca matta (Sicyos angulatus),
    lianosa di origine americana, è in grado di colonizzare i boschi ripari, impedendone la rinnovazione e la successione naturale.
    Altra erbacea perenne particolarmente aggressiva è l’uva turca (Phytolacca americana) che può essere un ostacolo alla rinnovazione, soprattutto negli ambienti
    più freschi e fertili di bassa quota, essendo capace di insediarsi nel sottobosco
    sfruttando la maggior illuminazione al suolo a seguito degli interventi selvicolturali.
    (…)
    https://www.google.com/search?q=%22regione+piemonte%22+%22le+specie+forestali+arboree+esotiche%22&rlz=1C1GGRV_enIT751IT751&oq=%22regione+piemonte%22+%22le+specie+forestali+arboree+esotiche%22&aqs=chrome..69i57j0i546l3.19028j0j7&sourceid=chrome&ie=UTF-8

  4. Il timore principale per la Regione è che piante esotiche si sostituiscano alle autoctone invadendone lo spazio e fagocitandone la figliolanza. In definitiva mi par di capire che il timore che le Trachycarpus fortunei piantate a Vercelli portino a compimento tale eventualità è molto remota; per far ciò dovrebbero saltar fuori dal luogo angusto dove stan piantate, scarpinandop fortunosamente fuori dai pochi mq di terra a loro disposizione, farsi una corsetta con le loro povere radici sulle strade catramate o inporfidate, passar il ponte del Sesia e finalmente invadere le fertili TERRE di Buarón. Improbabile esser invasi da quelle piante africane;
    più verosimile é la nostra sostituzione per merito dei migranti di Tunisia, Marocco ecc.ecc.

  5. Egregio sig. assessore ( notare la “a”minuscola) al decoro di questa nostra città preda di un degrado importante e sempre più marcato,si dedichi attivamente a migliorarlo,invece di dedicare il suo tempo a 4 palme ( fossero state di più almeno avrebbero avuto più senso decorativo)pensi alla CITTÀ.
    Pensi a far piazzare più panchine in p.zza Cavour sotto agli archi dei portici ( panchine richiesta da due anni anche al suo Sig Sindaco )
    Sono indispensabili per i cittadini che sono costretti a sedersi sui ceppi di granito del soppalco.
    Pensi a far si che l”immondizia venga raccolta con più frequenza da chi ci fa pagare un servizio scadente.
    Pensi a far sanzionare chi non raccogli gli escrementi dei loro cagnolini e a far disinfettare gli angoli dei muri del centro storico costantemente imbrattati di pipì sempre degli ormai troppi animali a quattro zampe che imperversano.
    Pensi a far controllare quei locali,sempre del centro storico ( p.zza dei pesci) che non sanno cosa significhi avere un’attività in un luogo unico,che molti ci invidiano.
    Pensi di convincere l’asm a mantenere puliti ( sostituirli come quelli nel centro storico di Casale Monf.to è chiedere troppo) i cassonetti dei rifiuti che iniziano,con il caldo a riempirsi di vespe creando problemi a chi si avvicina.
    Grazie sig. assessore.

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