Arrivate in Arca le prime sculture di Francesco Messina

Foto di Renato Greppi

Sono arrivate in Arca le prime sculture di Francesco Messina, protagonista della mostra Prodigi di Bellezza che verrà inaugurata sabato 18 e si terrà in tre sedi: Palazzo Arcivescovile, l’ex chiesa di San Vittore e, appunto, Arca.

L’esposizione, curata da Marta Concina, Daniele De Luca e Sandro Parmiggiani, celebra i 120 anni dalla nascita dello scultore che può essere annoverato tra i maggior del Novecento. A promuovere la retrospettiva il Comune e l’Arcidiocesi di Vercelli, con la collaborazione della Fondazione Messina e di Nicola Loi Studio Copernico, Milano.

La mostra di Francesco Messina (Linguaglossa 1900 – Milano 1995) accoglierà marmi, molti bronzi e ritratti di amici e colleghi. Memorabili quelli di Lucio Fontana, Salvatore Quasimodo, Riccardo Bacchelli (con il monocolo), Alfonso Gatto, Arturo Tosi, Eugenio D’Ors, mentre tra le figure femminili, in particolare danzatrici, il ritratto di Carla Fracci, Luciana Savignano e Aida Accolla.

Tra le opere presenti in Arca una sezione è dedicata ai cavalli, che ci ricordano immediatamente l’immagine del grande cavallo morente modellato nel 1966 per il Palazzo della Rai di Roma, forse la scultura più famosa di Messina. Di lui Giorgio De Chirico scrisse nel 1938 che le sue sculture «ovunque si trovino, fanno piacere a guardare, vivono con gli uomini e li consolano con la loro presenza»

Nel Palazzo Arcivescovile e nell’ex chiesa di San Vittore i lavori di carattere religioso, come uno dei bozzetti in bronzo della grande statua di Pio XII in San Pietro e quello di San Filippo Neri, il Giobbe ignudo e inginocchiato del 1933, l’Adamo ed Eva del 1956. Molte altre sono le opere a carattere religioso, come il cardinale Schuster, la deposizione memore della Pietà Rondanini, le bellissime formelle in bronzo dorato per la Santa Caterina collocate sugli spalti di Castel Sant’Angelo a Roma.

«Francesco Messina – annota Sandro Parmiggiani – si colloca nella linea italiana della grande scultura del Novecento che, come scrive Antonio Paolucci, si dipana da Wildt, attraverso Arturo Martini, Marino Marini, Giacomo Manzù, Messina stesso, fino a Giuliano Vangi. Salvatore Quasimodo, amico di una vita, lo definì spirito apollineo e meditativo».

La mostra Francesco Messina. Prodigi di bellezza resterà aperta fino al 27 febbraio 2022. Orari: in Arca da giovedì a domenica dalle 10 alle 19; Palazzo Arcivescovile da giovedì a domenica dalle 14 alle 18; ex chiesa di San Vittore vista dall’esterno. L’ingresso è gratuito. Prenotazione obbligatoria a mostre@gmail.com o al 338.3473682 (dalle 10 alle 19 dal giovedì alla domenica). Necessaria l’esibizione del Green Pass.

Foto di Renato Greppi
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4 Commenti

  1. Il più citato fra gli scultori italiani del secolo passato approda a Vercelli, accolto dalle autorità, visibilmente commosse e coinvolte dalla bellezza delle opere (a dispetto della bassa statura: fig. 1).. non bisognose di piedistallo, come fu (con tutto il rispetto) per Donatello. .
    In foto due opere che .. non presagiscono (inutile cercare il Messina “anticipatore”, lui consolidò) la sessualità fluida di oggi, semplicemente le sculture sono ancora parzialmente imballate. Ammenoché lo sguardo, di solito distaccato, di Carla Fracci non lasci presagire in Messina la testimonial dei vaccini anticovid che essa fu poco prima di morire.

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