Ricordata al Piccolo Studio la primogenitura vercellese di “Se questo è un uomo” di Primo Levi

Il tavolo dei relatori (foto Renato Greppi)

Il 29 marzo 1947 sul giornale della Federazione comunista vercellese “L’Amico del Popolo” uscì il racconto Il Viaggio a firma di Primo Levi: il primo capitolo di quello che sarebbe poi diventato uno dei libri più conosciuti di tutti i tempi: Se questo è un uomo. Quello straordinario evento letterario è stato discusso oggi, al Piccolo Studio, su iniziativa dell’assessorato agli Eventi Culturali del Comune.

Silvio Ortona morì nel maggio del 2005

Introdotti dall’assessore Gianna Baucero, e dal presidente dell’Istituto per la Storia della Resistenza Giorgio Gaietta, e moderati dalla professoressa Carla Barale, presidente dell’Uciim, l’Unione cattolica degli insegnanti, ne hanno parlato il direttore dell’Istituto per la Storia della Resistenza, Enrico Pagano, Sandro Ortona, figlio di Silvio Ortona, il comandante partigiano “Lungo”, poi sindacalista della Cgil e parlamentare, che fu il direttore di quell’Amico del Popolo che pubblicò, per tre mesi, i primi cinque capitoli di un libro che resterà nella Storia del nostro Paese e in quella della letteratura mondiale.

Il libro fu poi pubblicato nell’autunno del 1947 dall’editrice torinese De Silvia, di Franco Antonicelli, dopo il clamoroso rifiuto della Einaudi: a respingere la pubblicazione, per ragioni diverse, furono nientemeno che Natalia Ginzburg e Cesare Pavese.

Ub bravo incondizionato al Comune per questa iniziativa degna di ogni elogio possibile.

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3 Commenti

  1. Bisogna ammettere che il nostro comune (di “destra”) sa riconoscere i buoni antichi valori “di sinistra”… forse “incoraggiato” .. dalla sinistra di oggi che li ha, nella sostanza, allegramente dimenticati, mancando di renderli attuali nel confronto col presente per limitarsi invece alla retorica e sempre più vuota celebrazione.

  2. Possiamo dire della furbata di N.Ginzburg nel riversar (tutta) la colpa a Pavese che dimostrò .. “di non esser un uomo” .. se non quando poi affermò: “Siamo stati dei colpevoli imbecilli.”
    ………
    quando la faccenda divenne ormai nota, Ginzburg stessa si difese dalle accuse sostenendo che la prima bocciatura al manoscritto di Levi era venuta da Cesare Pavese, all’epoca editor di punta di Einaudi.
    Pavese, riferì Ginzburg nella sua testimonianza, sostenne che erano già usciti troppi libri sui campi di concentramento e che forse sarebbe stato meglio aspettare a pubblicarne un altro. Dopo una lettura veloce e disinteressata, Ginzburg gli diede ragione, salvo poi auto-accusarsi anni dopo affermando: “Siamo stati dei colpevoli imbecilli.”

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