Nursing Up: “Rinnovo dei contratti tempo determinato degli infermieri in scadenza subito o sarà il caos” e minaccia lo stato di mobilitazione

Il sindacato degli infermieri e delle professioni sanitarie Nursing Up lancia di nuovo l’allarme sui contratti a tempo determinato degli infermieri delle Asl piemontesi che sono in scadenza e non ancora rinnovati, che potrebbero lasciare gli organici “già all’osso” in braghe di tela mettendo in seria difficoltà l’erogazione dei servizi. E lo fa minacciando di iniziare, da martedì 2 novembre, con le proteste e lo stato di mobilitazione di tutti gli infermieri. In “assenza di notizie sulla realizzazione dei concorsi assunzioni”, spiegano dal Nursing Up, “non si può rischiare di restare senza infermieri perché i contratti a tempo determinato non sono stati rinnovati”.

“Dall’urgenza di avere nuove assunzioni di infermieri, professionisti della sanità e Oss, in Piemonte, siamo passati all’impellenza visto che del bando assunzioni regionale che porterà al concorso al quale potranno attingere tutte le aziende sanitarie del Piemonte, e soprattutto quelle dell’area di Torino che hanno enormi necessità, non c’è a oggi nemmeno l’ombra – continua il sindacato in una nota -. Questo stato di cose, questo immobilismo, rischia di creare vere voragini nei servizi erogati visto che anche il personale con contratti a tempo determinato sta andando in scadenza”.

“Dopo avere chiesto per mesi che la Regione metta in campo ogni mezzo, affinché le aziende sanitarie, tra le quali anche la Città della Salute di Torino, facciano immediatamente assunzioni a tempo determinato a 36 mesi, e che la stessa Regione emetta il bando per il concorso assunzioni in tempi brevissimi, non avendo ricevuto alcuna risposta, stante tale immobilismo, se nulla cambierà, A partire da martedì 2 novembre avrà inizio lo stato di mobilitazione di tutti i nostri iscritti” aggiunge il Nursing Up.

Il segretario regionale Nursing Up Claudio Delli Carri

Spiega il Segretario regionale del Nursing Up Piemonte, Claudio Delli Carri, spiega: “La situazione di drammatica carenza di personale rischia di diventare una bomba a orologeria se andranno a termine anche tutti i contratti a tempo determinato senza essere rinnovati. Eppure, nulla si muove: è incredibile!

Oggi, in Piemonte, la situazione è questa: al San Luigi sarà concluso il 15 novembre l’unico concorso effettuato. La graduatoria che ne scaturirà, ipotizziamo di circa 300 infermieri, andrà esaurita nel giro di un paio di mesi al massimo viste le necessità enormi di infermieri di tutte le aziende e soprattutto di quelle di Torino e del torinese. E poi? Più nulla, a oggi non esistono altri bandi o concorsi. Inoltre, la Regione non ci ha dato alcuna ulteriore informazione. Si era parlato del maxi concorso con l’Asl Torino e la Città della Salute capofila, che sarebbe stato strutturato anche per le necessità di tutte le altre aziende sanitarie, il cui bando sarebbe dovuto essere approntato al più presto. A oggi non se ne sa nulla. Ma, se il bando anche arrivasse entro il prossimo dicembre, il concorso poi sarebbe non prima della primavera, con le prime assunzioni eventualmente, dopo tutte le necessità burocratiche, per l’autunno/inverno del 2022. Ciò vuol dire che, tra le varie procedure, avremmo nuovi infermieri operativi più o meno all’inizio del 2023! Quindi, se anche ci fosse il bando, che oggi invece non c’è, prima di un anno e mezzo non ci saranno infermieri immessi nel sistema! E in più, sono in scadenza moltissimi contratti a tempo determinato che non sono ancora stati rinnovati i quali, se non verranno prolungati nel 2022, fanno rischiare una vera voragine di personale che potrebbe portare irrimediabilmente a mettere in difficoltà il sistema sanitario regionale! Ecco perché attendere la conclusione del maxi-concorso regionale, che potrà portare assunzioni e personale nelle aziende forse tra un anno e mezzo, è oggi impossibile”.

 

Prosegue Delli Carri: “La Regione deve immediatamente agire. Temporeggiare ancora può essere desolatamente dannoso. Sono tre i passi da compiere subito oltre a velocizzare il più possibile il maxi-concorso assunzioni.

Uno: prolungare subito tutti i contratti a tempo determinato per il 2022.

Due: mettere tutte le aziende sanitarie nelle condizioni di fare assunzioni a 36 mesi, anche quelle come la Città della Salute che devono sottostare ai vincoli imposti dalla Corte dei Conti, appellandosi al fatto che si tratta di una situazione di straordinaria necessità che va governata con strumenti eccezionali, anche temporanei, eventualmente in deroga.

Tre: che vengano subito realizzati specifici bandi Dirmei che possano intercettare i nuovi laureati infermieri di novembre, facendo in modo che questi giovani possano venire inseriti nella sanità pubblica e non vengano invece subito assorbiti dalle realtà private. In assenza di queste azioni, è difficile prevedere cosa potrebbe accadere. Perché nel 2022, con i contratti brevi scaduti, senza il personale adeguato e necessario, semplicemente il sistema potrebbe non poter più reggere.

La Regione ha il dovere di mettere in campo ogni strumento per risolvere questa situazione. Noi pretendiamo risposte concrete in tempi brevissimi. Se nulla cambierà, se non riceveremo segni tangibili di un cambio di rotta sui bandi e sul prolungamento dei contratti a tempo determinato in scadenza, A partire da martedì 2 novembre inizierà lo stato di mobilitazione di tutti i nostri iscritti. Non ci resta altro strumento che questo per sottolineare il rischio che non vi sia più personale sufficiente per erogare tutti i servizi ai pazienti”.

 

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1 commento

  1. La denuncia di Delli Carri giunge alle orecchie dell’ascoltatore.. forte e chiara.. anche se, per ammissione dello steso, in ritardo rispetto alle necessità ante 2023!.. Era ora che si parlasse di Stato di agitazione. Se poi non saranno rinnovati i contratti appena scaduti.. il successo dello sciopero sarà.. “garantito”.
    Chissà se, con riguardo ai reali motivi di tali ritardi ed all’andamento di tutte le “pandemie” il sindacato ha (nell’intimo) idee altrettanto CHIARE & disturbanti la nostra “serenità” di potenziali fruitori della pubblica Sanità. Spero di sì.

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