Il Ministro Franceschini ha abolito la censura cinematografica

Il Ministro dei Beni e della Cultura Dario Franceschini ha da poco firmato quello che sembra essere uno dei decreti più importanti per la storia del cinema italiano: nello specifico con il decreto il Ministro ha di fatto abolita la censura cinematografica, cancellando la possibilità allo Stato di intervenire sulla libertà degli artisti e aprendo così infinite possibilità a quest’ultimi di esprimersi.

È stato nel secondo dopoguerra che la censura cinematografica, sulla base di una legislazione potenziata dal regime fascista, mise nel mirino ogni opera non convenzionale, dai capolavori ai film di modesta levatura. La lista di film accusati di offesa alla pubblica morale e per questo tagliati o cancellati, è incredibilmente lunga e tra i più famosi possiamo citare “Ultimo Tango a Parigi” (Bertolucci, 1972), “Rocco e i suoi fratelli” (Visconti, 1960), “Totò e Carolina” (Monicelli, 1955), “Salò o le 120 giornate di Sodoma” (1975, Pasolini), “La grande abbuffata” (1973, Ferreri).

L’azione del Ministro Franceschini, ai sensi della Legge Cinema, avvia il sistema di classificazione e oltrepassa in maniera definitiva la possibilità di censurare le opere cinematografiche: non è più previsto il completo divieto di uscita in sala né di uscita condizionata con tagli o modifiche sul prodotto (quella che in gergo viene definita “Theatrical Version”). Il decreto istituisce la Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche presso la Direzione Generale Cinema del Ministero della Cultura, con l’obiettivo di verificare la corretta classificazione (in pratica il divieto in base alle età di visione) delle opere cinematografiche da parte degli operatori.

La suddetta Commissione vede al comando il magistrato e docente universitario Alessandro Pajno, con una squadra composta da quarantanove professionisti che opereranno anche in funzione degli aspetti pedagogici ed educativi di ogni progetto cinematografico affinché minori e non solo siano protetti e tutelati. Che sia questa la svolta che i giovani cineasti e non attendevano da sempre in Italia?

 

Emanuele Olmo

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2 Commenti

  1. Io non credo che il Cinema si gioverà di questa legge. Parlo del cinema di chi -non tanti- ha idee proprie, ed “originali”. Tutti i problemi restano e non li risolve l’istituzione di una commissione dei 49 prettamente politica visto che sono “nominati” .. ad onta dell’uso retorico della parola “emerito” che ci fa credere che l’ “eletto sia garante ” di qualcosa (la partecipazione ad indicare una categoria) .. e sia disceso dal cielo. Il codice penale dovrebbe rimanere in vigore (!) visti i tempi di caos dei principi di convivenza in generale sarà proprio, oltre che la legge (come giusto) quasi sempre la politica prevalente in un certo momento a rendere accessibili certi e non altri messaggi. Il Parlamento è esautorato delle proprie prerogative da molto tempo ed in modo estremo da oltre un anno .. il caos si conferma .. continuerà .. quando saranno risolti tutti i problemi anche quest andrà a posto e non avremo nulla di nuovo per quanto riguarda il Cinema. Se ai tempi di Pasolini non ci fosse stata la censura ci sarebbe stata la condanna presso un Tribunale!? .,. e la censura?!! Io penso di si.

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