Le “comunicatesse” che non interessano a nessuno

Da qualche tempo, in ambito politico nella nostra provincia, si sta diffondendo quella che non saprei come altro definire se non come un’abitudine davvero perversa. Si tratta dell’abbaglio di scambiare le mail delle redazioni dei giornali, o almeno del nostro giornale, per una sorta di casella “fermo posta” da inondare con comunicati chilometrici, detti “le comunicatesse”, nei quali nulla si dice se non una serie di attacchi e improperi verso un’avversa parte politica. Salvo, poi, aggiungere il “carico da novanta” sotto forma di telefonate che tentano di blandire il malcapitato che risponde, perorando in modo anche acceso le proprie ragioni e, ovviamente, elencando la lunga serie di torti e soprusi di cui sarebbe autore l’avversario, colpevole di questo, quello e quell’altro. Veline, in termine tecnico, diventate velone, che appagano forse l’autore ma nessun’altro, per di più spedite anche la notte ad orari in cui spazio sulle pagine lo troverebbero solo casi eclatanti di cronaca in corso di accadimento. Fossero uno, al massimo un paio di casi, si potrebbe soprassedere. Incredibilmente, invece, ciò avviene per comunicati inviati da schieramenti politici di colori diversi.

Ora, com’è sempre stata caratteristica del nostro giornale, noi abbiamo cercato in ogni caso di dare spazio alla voce di ognuno, anche pubblicando in modo integrale le ragioni messe per iscritto. Ma a tutto c’è un limite. A parte che ai nostri lettori poco importa di queste diatribe tra politicotti del nostro circondario, visto il più che esiguo seguito di contatti che hanno questi fiumi di parole al vento. Poi, è umanamente impossibile continuare a ricevere comunicati di due o tre pagine fitte fitte, per raccontare solo un lungo elenco di colpe dell’avversario.  Due considerazioni.

Uno: è normale dialettica politica attaccarsi e criticarsi tra partiti opposti, in fondo se rappresentanti di diversi schieramenti siedono su scranni antitetici è evidente che lo fanno perché la pensano in modo assai distante l’uno dall’alto, perché se fosse il contrario probabilmente andrebbero a braccetto sotto la stessa bandiera. Se poi queste persone ritengono di dover ulteriormente regolare i propri conti l’uno contro l’altro, ebbene che lo facciano di persona in un caffè in piazza Cavour, in aula di Consiglio o anche dall’avvocato, come pare sia di moda ulteriore ultimamente, ma senza ammorbare lettori e redazioni.

Due: un piccolo corso di comunicazione a chi si appresta a far politica potrebbe anche far bene. Già perché un comunicato che contiene il nulla ma lungo come un romanzo d’appendice, non solo è illeggibile ma è anche inutile. Per tutti coloro che “comunicano” dovrebbe valere la stessa regola del vecchio giornalismo ossia la notizia nelle prime cinque righe: chi, come, dove, quando e perché. Poi un approfondimento e poi… basta. Mezza pagina o poco più di comunicato è più che sufficiente per dire qualche cosa, se si ha qualche cosa da dire.

Per conto nostro, in futuro, queste comunicatesse difficilmente avranno l’onore di raggiungere i nostri lettori. Perché la fiducia che avevamo riposto nell’obbiettività di chi c’inonda di parole può avere un termine. E sentirsi tirare per la giacchetta, quando invece si utilizza sempre la massima trasparenza, può anche dare fastidio.

Con buona pace dei novelli Manzoni della velina, produttori indefessi di comunicatesse.

 

Luca Avenati


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