La tormentata ricerca di un dirgente in psicologia all'Asl, finisce in Consiglio regionale

Uno curioso caso relativo alla ricerca di due figure da inserire nell’organico dell’Asl di Vercelli, nell’ambito della dirigenza di psicologia, è finito sui tavoli del Consiglio regionale dopo un’interrogazione presentata del Consigliere Gian Luca Vignale. Si tratta, in pratica, dell’opposizione dell’unico candidato, reperito con un bando di mobilità regionale per quel ruolo, al fatto di essere risultato inidoneo per il ruolo dopo l’analisi dell’apposita commissione tecnica convocata. Opposizione concretizzata in una lettera di un avvocato che esponeva le ragioni contrarie a questa bocciatura, missiva la quale pare aver fatto breccia tanto da generare, in seconda battuta, un accordo per quello stesso ruolo a Vercelli.

Una procedura che, però, secondo il consigliere Vignale, che fu anche Assessore al Personale nella passata Giunta, sarebbe tutt’altro che corretta, tanto da chiedere all’assessorato alla Sanità di intervenire per fare luce sul perché sia stato superato il parere della commissione tecnica e non sia stata invece svolta procedura di opposizione davanti al Tar, percorso che in questi casi verrebbe sempre praticato.

Secondo una prima ricostruzione sarebbe accaduto questo: l’Asl si trova, a inizio 2017, ad avere la necessità di inserire nel proprio organico due figure di dirigente di psicologia. Prima di effettuare un bando generico per tale ruolo, per legge, è possibile provvedere a ricercare le due figure nell’ambito della mobilità regionale. I posti sono due e l’Asl prepara un bando per la ricerca sul territorio regionale delle figure che possano essere spostate a Vercelli da altre Asl. Alla fine del periodo per la chiamata di mobilità, risponde solo una persona, che lavora nel Vco. Questa persona segue la procedura per la richiesta di mobilità regionale e si trova a dover superare il giudizio di una commissione tecnica che valuta titoli e idoneità. Una sorta di “concorsino” per la mobilità. Ma, la commissione che è chiamata a decidere si esprime purtroppo con parere negativo. Siamo a maggio 2017. Per tre mesi, poi, non pare muoversi nulla, fino a settembre 2017 quando l’Asl pubblica il risultato della ricerca di personale in mobilità regionale. Il 23 ottobre il candidato escluso, tramite un legale, si oppone alla decisione ma “non fa ricorso al Tar come ci si aspetterebbe in questi casi –spiega lo stesso consigliere Vignale – presenta invece una lettera all’Asl di Vercelli, in cui spiega le sue ragioni di opposizione alla decisione negativa della commissione. Appena una settimana dopo, intorno al 30 ottobre, l’Asl revoca l’esito del concorso per la mobilità e trova il modo di bypassare il parere negativo della commissione per dare l’incarico al soggetto che era già stato ritenuto inidoneo. Un fatto anomalo, perché se s’istituisce una commissione tecnica per un bando, non si può, poi, sorpassare il giudizio di quella stessa commissione con un atto della dirigenza dell’Asl. Oltretutto si tratta di un pasticcio perché, alla fine, se ci si fosse affidati a una procedura di semplice mobilità volontaria, con il nulla osta della struttura di provenienza del soggetto, nulla sarebbe accaduto in presenza della volontà dello stesso di andare a Vercelli, senza neanche la necessità di un bando”.

Le ragioni che hanno portato l’Asl ad adottare tale comportamento, dopo la lettera del soggetto escluso, possono, forse, essere rinvenute nella volontà di evitare un lungo contenzioso per un ruolo del quale vi era necessità. Fatto che sembrerebbe essere suggerito anche dalla riposta avuta dal consigliere Vignale da parte dell’Assessorato regionale alla Sanità che, in prima battuta, ammette “di non essere a conoscenza del caso”. Ma poi aggiunge: “Interpellata la Direzione Generale di Vercelli, apprendiamo che si tratta di un caso unico in assoluto, sul quale la Direzione Aziendale informa di aver agito in correlazione ad un ricorso gerarchico presentato da un legale per conto di un candidato e per evitare un contenzioso. In ogni caso – precisa l’assessorato nella sua risposta – poiché si tratta di una procedura di mobilità, non esiste al momento certezza che l’azienda cedente conceda il necessario nulla osta al soggetto richiedente”.

Insomma, alla fine, il dirigente di psicologia potrebbe comunque non arrivare a Vercelli. Lasciando, però, un caso che, per essere definitivamente chiarito, avrà necessità, forse, di ulteriori approfondimenti, o repliche, da parte della stessa Asl, ma anche da parte della Regione.

 


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