Molinari mette in discussione Renzi su Fb: polemiche e spiegazioni

 

Pubblichiamo il lungo post condiviso su Facebook dal consigliere regionale del Pd  Gabriele Molinari, al centro in questi giorni di alcune polemiche, soprattutto suoi social, per un suo precedente post su Renzi, condiviso all’indomani del risultato delle elezioni regionali siciliane. Allora Molinari scriveva “Un leader dovrebbe capire per primo quando è il momento di farsi da parte. O perlomento mettersi pubblicamente, profondamente in discussione. Con questo atteggiamento andiamo verso la più grande disfatta di sempre del centrosinistra. E non dirlo non è da leali, è da servi”. Una presa di posizione che ha, come immaginabile, sollevato alcune discussioni.

 

Ma ecco la replica integrale del Consigliere

 

 

 

“Mi spiace che il mio post sul segretario nazionale abbia urtato alcuni compagni di partito. Sembra strano ma quando si assumono posizioni trasparenti diventa quasi più difficile essere creduti. Al punto che sorgono domande di discutibile originalità: lo fa perché sta per lasciare il Pd? lo fa perché sta pensando di candidarsi da qualche altra parte?

 

E allora, visto che qualcuno me lo ha chiesto, colgo l’occasione per essere chiaro, il più chiaro possibile.

1. No, non lascio il Pd (ho appena rifatto la tessera) e non lo lascerò finché riterrò che abbia un senso stare qui dentro e impegnarmi per le cose in cui credo. Che poi sono proprio i temi su cui rimprovero a Renzi le più dolorose retromarce, a partire dall’Europa.

2. E no, non penso minimamente di candidarmi con altre liste alle prossime politiche. Anzi, non penso minimamente di candidarmi, e basta.

 

Ciò premesso provo a rispiegare il mio punto di vista.

Non sta scritto da nessuna parte che in un partito la lealtà si misuri in accettazione supina di quel che fa o dice un leader. Io quel che penso l’ho sempre detto e continuerò a farlo, comunque cercando di argomentare nel merito e di usare toni civili nel rispetto di tutti.

Per questo finirò in disgrazia? Mi ritroverò ai margini? Pazienza, se così sarà ripartirò da zero, è già successo, non mi spaventa.

 

Piuttosto mi spiace per quegli amici che confondono militanza e cieca ubbidienza, perché così si fa un torto alla propria intelligenza ma anche e soprattutto al partito che pure si vuole aiutare.

Credo non sfugga a nessuno quanto la situazione sia complessa, e che far finta di nulla sia l’atteggiamento più irresponsabile per quanto probabilmente il più facile.

Sono altresì certo che ciascuno di noi sia in cuor suo ben consapevole dei recenti, numerosi errori di Renzi: errori verso i quali lo stesso Renzi prima versione, il rottamatore in ascesa del 2012, non avrebbe avuto la minima pietà.

 

A differenza sua io però non penso che l’unica strada possibile per chi sbaglia sia l’epurazione: vedo molto meglio un salutare bagno di umiltà, e magari - perché no? - la disponibilità a credere nella buona fede degli altri, specialmente quando assumono posizioni scomode (che stare zitti è sempre molto comodo). Il fatto è che non c’è sempre un secondo fine, non c’è sempre una strategia personale in tutto quello che si fa o si dice, e personalmente io trovo assai più strumentali alcuni silenzi. E’ che a volte si sente più forte il bisogno di rompere certi muri di prudenza e ipocrisia, per provare davvero a confrontarsi. Sarei molto contento se il segretario ripartisse da dove si è fermato tempo fa, ma fingere che vada tutto bene e che abbia sempre e comunque ragione non lo aiuterà di certo a ritrovarsi e a ritrovare il Pd.

 

Ps. C’è una legge sul biotestamento più o meno pronta da approvare. Se anziché continuare a forzare, come leggo, sui vitalizi - peraltro con il rischio di votare una norma incostituzionale - Matteo mettesse in cima alla lista una causa che tocca vita e dignità di milioni di persone farebbe un buon servizio all’Italia e ai valori che tengono insieme la nostra comunità. E gliene saremmo tutti grati. Io per primo”.

 

 

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