DIVERGENZE 78 - Quel gesto d’amore di Adriana

Fine Anni Ottanta. A Giuseppe, docente di chimica ed enologo di chiara fama, viene diagnosticata una forte insufficienza renale. Nonostante le cure, la situazione non migliora. La creatinina aumenta sempre più e Giuseppe deve rassegnarsi: ha i reni policistici e il suo futuro, siamo ormai negli Anni Novanta, è la dialisi. Con coraggio e senza perdere un solo giorno di scuola, prima come docente poi come preside allAgrario, incomincia lodissea di chi deve affidare la sua esistenza ad una macchina. Ma per quanto?

 

La speranza è tutta riposta in un trapianto, ma occorre trovare il rene compatibile. Nel 1993, si accende una fiammella di speranza. Il centro operativo di Torino, specializzato in questo tipo di trapianti, ha individuato con le analisi computerizzate il rene e lo comunica a Giuseppe e alla moglie, Adriana, insegnante elementare, proprio la sera in cui stanno per uscire a cena per festeggiare il diploma di maestra della figlia secondogenita, Elisa. La telefonata da Torino è perentoria: Dovete venire subito alle Molinette per il trapianto. Subito vuole dire subito, cioè entro trentasei ore. Giuseppe si sottopone allintervento, ma il rene, pur compatibile e donato da un individuo giovane appena morto,  va quasi subito in necrosi.

 

La disillusione per Giuseppe e Adriana è feroce. Dopo cinque anni di cure e di sofferenze, Giuseppe è costretto a tornare alle dialisi: il preside dellAgrario si rimette nella mani sapienti della Nefrologia vercellese. Ma quanto può durare questa vita?

 

Siamo nel 98. La legge sulle donazioni è cambiata. Adriana dice al suo Giuseppe: Sarebbe bellissimo che potessi donarti io il rene”. Il marito è commosso. Tuttavia le probabilità che ciò possa accadere sono più scarse di una vincita al Superenalotto. Non importa, Adriana e Giuseppe si sottopongono lo stesso ai test. E qui accade il miracolo. Gli ecodoppler delle Molinette sanciscono che limpossibile è diventato possibile: Adriana può donare il rene, cioè la vita, al marito. Il 14 novembre del 2000 un’équipe di chirurgi vascolari, urologi e nefrologi compie il doppio intervento. Due mesi dopo, Giuseppe si sente rinato, riprende persino ad andare in bicicletta, e stavolta lui e Adriana possono festeggiare non solo quel diploma di Elisa, che intanto si è laureata, ma soprattutto la vita ritrovata, anche con le altre due figlie, Chiara e Valentina.

 

Non per inseguire la notorietà, ma per annunciare al mondo che questa donazione tra moglie e marito non è mera fantamedicina, perché ciò serva a tutti gli altri in condizioni analoghe, Adriana e Giuseppe ne parlano ai giornali e, in breve, la notizia di questo miracolo riempie le cronache non solo scientifiche.

 

Otto anni dopo, purtroppo, è Adriana  ad accusare unemorragia cerebrale e una maledetta domenica, proprio il giorno del suo 66° compleanno, la donna si deve arrendere.

 

Sono passati altri nove anni. La vita che Adriana Praglia aveva donato al marito, Giuseppe Sicheri (un dono lungo diciassette anni) è stata tranciata da unaltra emorragia cerebrale. Così Adriana e Giuseppe, che hanno scritto una delle più belle storie di amore e tenerezza che mai siano state narrate in Italia, adesso sono uniti nel Per Sempre.


(La fotografia a corredo di questo articolo ci è stata gentilmente concessa da Andrea Cherchi)

 

 

 

Enrico De Maria


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