DIVERGENZE/ 74 - Giornalismo stuprato


Al di là delle disamine oggettive, ma anche di parte; degli scontri politici tutti in chiave pre-elettorale; del Web scatenato o schierato; delle arrampicate sugli specchi di quelli che invocano la libertà di stampa, quando invece dovrebbero chiamarla di pornografia; dell’alibi “perché le bestie sono loro, non noi che riportiamo i fatti”; dei maldestri tentativi di giocare sporco per vendere qualche copia in più; del nascondersi dietro la dicitura “Le carte” per pubblicare i verbali impubblicabili (come se una porcheria asettica non fosse pur sempre una porcheria); dei titoli morbosi di cui vergognarsi da qui all’eternità;  del Codice deontologico dei giornalisti calpestato come uno zerbino in una giornata di neve sporca; del buonsenso violato; della misura dimenticata, del visto da destra o da sinistra, di che cosa ne pensano o non ne pensano Salvini e la Boldrini, Berlusconi e Renzi, Grillo e la Meloni,  eccetera, eccetera, eccetera…

una domanda, una semplice domanda ai colleghi giornalisti che hanno scritto, avallato, ordinato o riportato quelle pagine tanto inutili quanto vomitevoli sullo stupro selvaggio della povera turista polacca. Una domanda che prevede una sola riposta: sì o no, senza circonvoluzioni speciose.

Questa domanda: se la vittima fosse stata vostra sorella, vostra madre, vostra zia, vostra cugina, una vostra amica, una collega, una vicina di casa, una semplice conoscente, vi sareste comportanti nello stesso modo?

Sì o no?

 

ENRICO DE MARIA


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