LA SINDROME DI WATERLOO /21 - Il mercato dell'assurdo



 

 Che tristezza mi ha dato, oggi, l’immagine di piazza Cavour con quelle bancarelle dell’assurdo mercato ferragostano tutte accatastate nella piazza, per rendere l’evento meno patetico. Qualche anno fa, i negozianti si sentivano, di tanto in tanto domandare da alcuni clienti dell’ultima ora, la Vigilia di Natale: “Se l’articolo non dovesse andar bene, domani siete aperti?”. I commercianti neppure rispondevano, era spesso il cliente, accortosi della domanda fuori luogo, a battere in ritirata, arrossendo. Ma oggi quella domanda assurda diventa, purtroppo, sempre più legittima, visto che si fa a gara a tenere aperto tutte le festività possibili, civili e religiose. I sindacati, giustamente, si indignano per il Primo Maggio. Io mi indignerei per Natale e Capodanno, ma anche per Ferragosto.

Possibile che non si riesca a recuperare il senso che, fino a pochi anni fa, conferiva la festività a tutti noi: relax, stacco dalla routine, riappropriazione di una serenità anche interiore? Purtroppo queste cose, questi valori vengono cancellati in virtù di un’incomprensibile legittimazione dell’acquisto ad ogni costo, ad ogni ora, in ogni giorno. Ricordo, quando passò l’apertura anche notturna dei supermarket (ennesima follia discendente dall’ansia liberalizzatrice tutta bersaniana), il commento di una famosa conduttrice- giornalista televisiva: “Bene, così se mi viene voglia di farmi una frittata in piena notte, posso uscire per andare a comprarmi le uova”.

E naturalmente, oggi tutta Vercelli era spinta dalle necessità, inderogabile, di acquistare, proprio a Ferragosto, reggiseni, slip, ciabatte e battipanni, nelle bancarelle gestite soprattutto da cinesi e nordafricani (forse qualche italiano, ma proprio forse), liberissimi, e ci mancherebbe,  di non rispettare le nostre usanze e celebrazioni.

E proprio a tale proposito, infine, viene da  sorridere, se non da piangere, osservando come uno dei cavalli di battaglia contro ogni qualsivoglia tipo di immigrazione sia: “Cancelleranno la nostra cultura, le nostre tradizioni”. Ma no, ci stiamo riuscendo benissimo noi stessi.



Von Blücher



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