L'indagine alla Csi della Squadra Mobile che ha incastrato i piromani delle auto



 

 

L’indagine della Terza Sezione della Squadra Mobile di Vercelli, che ha liberato la città da un nuovo incubo-piromane, arrivando ai responsabili degli incendi alle auto appiccato la notte del 21 luglio, è stata un misto di tecnica e di tecnologia alla Csi e delle vecchie procedure investigative del passato. E’ stata il successo di un gruppo di poliziotti efficace e preparato, cui va tutta la riconoscenza del questore Rosanna Lavezzaro e del commissario capo Sergio Papulino, il dirigente del team. E’ stato quest’ultimo a raccontare nei dettagli questa straordinaria indagine di polizia, affidata sì alle nove tecnologie di controllo, ma soprattutto al fiuto di investigatori che sanno davvero il fatto loro. Parlando questa mattina in conferenza stampa, Papulino ha sottolineato il fatto che il merito esclusivo va riconosciuto al suo vice e ai suoi uomini. “Io – ha detto il dirigente della Mobile – ero in vacanza, ho seguito da lontano la vicenda, ero costantemente informato, ma il merito è tutto dei miei uomini, che hanno svolto davvero un grande lavoro”: Le stesse parole che ha usato il questore Lavezzaro.

Ma vediamo i fatti. Partiamo dalla famosa notte del 21 luglio. Seduti al bar , F.C. , 28 anni, originario del Torinese, residente a Vercelli e dipendente di un bar del centro, con alcuni precedenti penali, e D.Z., 20, disoccupato, di Vercelli, stanno conversando con un’amica minorenne. Si parla del più e del meno, ed il discorso va a parare sulle ex ragazze dei due giovani. Da pochi mesi, entrambi si sono lasciati con le fidanzate. Non sisa  bene se sia l’alcol o il caldo, fatto sta che i due giovani decidono che sia il caso di dare una lezione alle due “ex” e, già che ci sono, occorre impartire una terza lezione ad un uomo con cui entrambi hanno, di recente, avuto degli screzi. Detto, fatto, Vanno al “Carrefour 24 Ore” di via XX Settembre e acquistano della “diavolina”, un accendifuoco liquido usato nei caminetti e nei barbecue.

 Quindi, salgono tutti e tre in macchina (una Fiat Bravo) e si dirigono prima in via Paisiello, dove l’obiettivo è la vettura della “ex” di F. C. E’ proprio il dipendente del bar a scendere e ad appiccare fuoco alla Citroën C2 della sua 2”ex”; poi vanno in via Rodi, dove c’è la “Peugeot 206” della “ex” di D.Z. (ed è quest’ultimo stavolta a farsi giustizia, incendiando la vettura), ed infine eccoli in via Filippa di Martignana alle prese con la Punto del terzo malcapitato.

Tutti i vercellesi ricordano quella notte. Sirene, i vigili del fuoco che corrono da un capo all’altro della città. Il ritorno dell’incubo-piromane, che pareva essersi dissolto nel settembre dello scorso anno, quando la Polizia aveva individuato e denunciato il presunto responsabile degli incendi dell’estate precedente. La Mobile pensa per un attimo anche a lui, ma è impossibile perché il giovane è in prigione per un’altra vicenda (una presunta storia di stalking nei confronti della sua ragazza).

I primissimi rilievi dei Vigili del Fuoco sgombrano il campo da ogni dubbio: i tre incendi sono dolosi. La Mobile si mette al lavori. Innanzitutto sulle telecamere, del Comune e di privati. In via Paisiello non si cava un ragno dal buco; ma in via Rodi, si scorge, pochi istanti del secondo rogo, un uomo scendere da una macchina. La traccia è confusa, ma i poliziotti non demordono. La terza telecamera è la chiave di volta di tutto. Si tratta infatti di quella sistemata per tutelare l’ufficio del Giudice di sorveglianza. L’immagine, stavolta, è assai chiara: si vedono due giovani e una ragazza accanto alla “Punto”, che poi sarebbe stata incendiata, si scorgono i volti, e si nota la vettura su cui risalgono rapidamente dopo aver appiccato l’incendio. E’ una Fiat Bravo. Però non si vede la targa. Dice il dottor Papulino: “I miei uomini si sono fatti mandare dall’Aci la certificazione di tutte le Bravo ancora circolanti a Vercelli. Ma poi è stato un particolare fondamentale a provocare la risoluzione del caso: lo specchietto retrovisore della Bravo chiazzato di bianco, per la vernice scrostata su una vettura scura”. Di qui il nome dell’operazione: “Dirty Mirror”, specchio sporco.

Gli uomini della Mobile girano tutta la città alla ricerca della “Bravo” che ha questa caratteristica. Un impegno enorme, ma alla fine la trovano. Dalla targa, risalgono al proprietario. Lo pedinano per giorni, per arrivare agli altri due. Devono essere persone che egli frequenta abitualmente. Risalgono in tal modo all’altro giovane e alla ragazza; finché l’altra mattina scatta il blitz: vanno a prenderli e li portano in questura. Messi alle strette i due giovani confessano e spiegano l’incredibile movente, ma scagionano la ragazza: “Lei non c’entra niente. Era contraria”.

Così nei loro confronti scatta la denuncia  per “danneggiamento seguito da incendio” . Resta un fatto da appurare: l’incendio della Mazda di qualche sera dopo in via Locarni, lungo il muro di cinta della stazione. Ma lì i Vigili del fuoco hanno pochi dubbi: autocombustione causata da un corto circuito. E allora per la seconda volta termina l’incubo del piromane: senza il ricorso a improbabili ronde notturne, o a strategie da  giustiziere della notte.Tutto il merito è di uno  staff di agenti preparati e responsabili, che hanno coniugato le tecniche e l’abilità investigativa degli uomini di Csi a quelle del tenente Colombo. E la città è loro grata.

 

ENRICO DE MARIA


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