Diciannove anni fa a Vercelli Papa Giovanni Paolo II avrebbe compiuto una guarigione

 

A quasi quindici anni dalla sua scomparsa Karol Wojtyla, Papa Giovanni Paolo II, ha indubbiamente lasciato un solco indelebile per il suo operato e la sua vita, un percorso che ha avuto anche episodi più o meno conosciuti. Ciò che vi raccontiamo di seguito è uno degli aspetti meno noti del Papa polacco e riguarda la sua abilità di vero “guaritore”, un fatto che ebbe, in gran segreto, anche un risvolto proprio nella nostra città: Vercelli.

 

Proclamato Santo a soli nove anni dalla sua morte (avvenuta il 2 aprile del 2005), Papa Wojtyla si distingue dagli altri papi anche per questo vero record per la Chiesa moderna. Giovanni Paolo Il, avrebbe compiuto, dopo la morte, numerosi miracoli. Ma, secondo la testimonianza del cardinale Ruini, Karol Wojtyla era anche grande un taumaturgo compiendo anche in vita “centinaia” di guarigioni inspiegabili da parte della scienza medica. Di tutte queste guarigioni, però, il Papa stesso non voleva che si facesse parola. Sarebbero più di 250 gli episodi di guarigioni sorprendenti inseriti nel fascicolo sul Papa polacco, anche se, fino a oggi, i miracoli che hanno portato prima alla beatificazione (da parte del suo successore, Papa Ratzinger, il 1^ maggio del 2001, pure essa a tempo di record per la Chiesa), poi alla proclamazione della santità, il 27 aprile del 2014, da parte di Papa Francesco, sono “solamente” due. Il primo fu la guarigione totale dal Parkinson (malattia di cui soffriva lo stesso Wojtyla) di una religiosa, suor Marie Simon Pierre, avvenuta il 2 giugno del 2005, due mesi dopo la scomparsa del Pontefice di Cracovia. Il secondo, la guarigione improvvisa di una donna del Costa Rica, Floribeth Mora, che, gravissima per un aneurisma cerebrale, invocò Giovanni Paolo II proprio il giorno della beatificazione e guarì all'improvviso e completamente.

Queste sono solo alcune delle guarigioni prodigiose accertate, come prevedono i draconiani codici per la canonizzazione, dopo la morte. Ma, come Ruini disse espressamente, Wojtyla guariva già quando era ancora vivo e, tra le centinaia di casi, nella fattispecie pur non documentato ufficialmente, ci sarebbe stata anche una guarigione sorprendente avvenuta proprio a Vercelli, durante la storica visita del Pontefice tra il 23 e il 24 maggio del 1998.

 

È uno degli episodi di cui il Papa non voleva che si parlasse finché egli era in vita, ma a Vercelli sono in molti a sapere che, durante quella visita, una giovane persona, gravemente malata di leucemia, uscì dall'ospedale per ricevere una benedizione speciale del Papa, che era stato informato del caso, e guarì. Oggi quella persona sta bene e conduce una vita normalissima. Sul fatto non abbiamo trovato riscontri ufficiali, ma fonti assai autorevoli ce l'hanno confermato, invitandoci alla cautela nel farne parola appunto perché, quand'era ancora vivo, Wojtyla stesso non voleva che si propagasse la sua fama di taumaturgo. Se ora riveliamo, seppure in forma del tutto contenuta, quello che avvenne diciannove anni fa a Vercelli è anche per ricelebrare un evento storico per la città, che coinvolse miglia di cittadini: una folla immensa prese parte alla Messa celebrata davanti al Duomo, in quel sabato pomeriggio. A quei tempi non c'erano ancora smartphone e Facebook, ma la redazione vercellese de La Stampa ebbe l'intuizione, precorrendo la moda dei post sui social, di invitare tutti i cittadini che avevano immortalato l'evento a portare una foto negli uffici di via Duchessa Jolanda: e ne arrivarono a centinaia. Segno del solco tracciato da Wojtyla, di cui dicevamo, e dell’istinto della gente, che vedeva nel Papa polacco una luce come per pochi altri è accaduto.


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