L'augurio: un 2017 di speranza, per tutti

 

 

Trovarsi a fine anno a fare un consuntivo dell’accaduto e di ciò che abbiamo vissuto è un esercizio utile, che permette di dare un minimo di prospettiva alle nostre scelte e al progresso delle nostre vite. Si tratta di un insegnamento che traggo da mio nonno e che da sempre ho cercato di mettere in pratica. Il consuntivo di quest’anno però, al di là dei chiaroscuri personali che mi sono toccati, come a tutti, è uno dei più gravosi degli ultimi anni per quel che riguarda la situazione mondiale. Abbiamo iniziato il 2016 sull’onda del sangue versato negli attentati di Parigi, lo abbiamo proseguito con la strage di Nizza (14 luglio 2016) e lo chiudiamo con il sangue versato a Berlino. In mezzo, le enormi tragedie e il sangue versato a fiumi che scorre in ogni angolo del Medio Oriente e la sensazione, torva e spessa, che il mondo sia, di fatto e ancora una volta, accartocciato in un conflitto dalle proporzioni globali, pur se realizzato in modo differente dalle due ultime Guerre. Sono pensieri che gettano macigini sull’anima e rendono il domani che vorremmo regalare ai nostri figli un oscuro interrogativo. Ci si sente piccoli, stretti tra le necessità quotidiane, il lavoro, i soldi che non bastano, le incombenze per non far mancare nulla a chi ci è vicino, e le notizie terribili che continuano a rimbalzare per il globo.

 

Ebbene, l’unico modo per contrastare questa sensazione di essere sperduti è quella di uscire dalle nostre case, anche se si è stanchi, anche se a volte si pensa di non averne voglia, e provare a stare con gli altri. Condividere, trovare la forza di parlare, vivere assieme alle altre persone, agli amici vecchi e nuovi, alla famiglia, raccontare delle proprie sensazioni e delle inquietudini. Aiuta, davvero. È proprio per questo, in modo anche un po’ egoista, che in queste mie poche righe vi dico queste cose, per condividere con voi, lettori di TgVercelli e per me anche amici, una sensazione che vorrei tanto si tramutasse in speranza per l’anno nuovo. Fa bene a me, in primo luogo.

 

Speranza è dunque la parola che vorrei caratterizzasse il nuovo anno, per tutti. Dal mondo grande e in conflitto in cui viviamo, al nostro territorio. Speranza per il lavoro e per la gente, per i piccoli e le famiglie. Speranza che si concretizza anche nelle cose più minute, nella mano inaspettata che ci arriva quando dobbiamo risolvere qualcosa. Speranza che quello a venire sia un anno lieve, dopo tanti anni di fatica.

 

Un minimo di luce per il nostro territorio lo abbiamo visto, pensiamo all’arrivo della multinazionale Amazon e dei suoi posti di lavoro, pensiamo anche al progetto, per ora solo quello, su Trino, che potrebbe creare un tecno parco con altre diverse centinaia di posti di lavoro in arrivo. Ma è anche un’aria quella di cui parlo, la sensazione che qualcosa possa mutare, che vorrei spirasse serpeggiando in città, per vivere un domani diverso.

I problemi, come sappiamo, non mancano, e anche i timori, come quello ad esempio di vedere un ospedale come quello di Vercelli ridimensionato. Ospedale che è anche una delle prime aziende del territorio e per questo, oltre alle necessità di cura, si sommano i timori legati all’occupazione. Ma la speranza deve e può essere più forte.

 

La stessa speranza che, alle origini, aveva mosso le idee per la creazione del progetto del nostro sito, il quale oggi, grazie proprio all’impegno, anche un po’ folle, di chi ogni giorno ci lavora, ha saputo affermarsi come autorevole realtà, premiata da voi cari amici con più di un milione di pagine vistate l’anno e una fan page sui social con più di 6500 seguaci.

 

Speranza, dunque, e anche un impegno. L’impegno che ambirei ognuno di noi si prendesse è quanto mai semplice: proviamo, diciamo una volta ogni due giorni, per tutto il 2017, a fare una gentilezza a qualcun’altro? Un gesto semplice, nulla d’impegnativo, che so, una mano tesa per portare una borsa, un grazie sincero e aperto detto ogni tanto, una precedenza data con un sorriso e non “estorta” con un grugnito. Fate voi, va bene qualsiasi cosa. Ma, sono certo che se tutti ci volessimo impegnare, otterremo un risultato superiore a quello che possiamo immaginare ora.

 

In ultimo, vorrei chiudere ricordando un passaggio del discorso del Dalai Lama fatto dopo l’attacco terroristico di Parigi.

Un pensiero che mi ha toccato e vi consegno:

“La conoscenza e la partica della religione sono state utili, questo è vero, per tutte le fedi. Oggi però non bastano più, spesso portano al fanatismo e all’intolleranza e in nome della religione si sono fatte e si fanno guerre. Nel 21° secolo abbiamo bisogno di una nuova etica che trascenda la religione. La nostra elementare spiritualità, la predisposizione verso l’amore, l’affetto e la gentilezza che tutti abbiamo dentro di noi, a prescindere dalle nostre convinzioni, sono molto più importanti della fede organizzata. A mio avviso le persone possono fare a meno della religione, ma non possono stare senza i valori interiori e senza etica”.

 

Speranza, appunto.

 

 

Vi auguro un serenissimo Natale e un 2017 colmo di speranza

 

 

 

Luca Avenati

 

 


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